Sicurezza
Scintille con la maggioranza sulla vicepresidenza a M5s
Mascagni ha contestato anche il rispetto delle quote tra sessi all’interno della giunta Variante al piano strutturale: per incompatibilità escono al voto due consiglieri e un assessore
GROSSETO. «Il nostro successo sarà restituire benessere e bellezza a Grosseto». Così il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna, ieri pomeriggio, nel primo vero consiglio comunale operativo, dopo la precedente seduta in cui ci si era limitati alla convalida degli eletti e alla presentazione della giunta scelta dal sindaco.
Il primo cittadino ha illustrato brevemente il suo programma di governo, «l’antologia - ha detto - dei poeti delle piccole cose», un programma «condiviso con i cittadini e validato da tecnici riguardo alla fattibilità economica. È fattibile e concreto, è il frutto di tutti coloro che amano Grosseto e che desiderano un cambiamento reale nelle gestione della cosa pubblica». Il primo posto al lavoro, «sarà la nostra priorità!», e subito a seguire il sociale e «la solidarietà - ha detto il sindaco - sarà la nostra stella polare: dovremo essere baluardo nei confronti della tante, troppe, nuove fragilità». Poi la lotta al degrado, per una città «bella da vivere per i cittadini e i turisti», le politiche per la sicurezza, la cultura, le mura, le frazioni e la macchina comunale da riorganizzare.
Sul programma è intervenuto il capogruppo del Pd, Lorenzo Mascagni, che ha innanzitutto augurato buon lavoro a sindaco, giunta e maggioranza. «Il risultato delle elezioni - ha detto - non è stato quello che auspicavamo, ma in democrazia i cittadini hanno sempre ragione e voi adesso avete il diritto e il dovere di governare: avete suscitato tante speranze in campagna elettorale e dovrete dare delle risposte. Noi faremo opposizione leale, costruttiva, seria e attenta». E Mascagni ha subito iniziato contestando in consiglio il primo atto del sindaco, quello di nomina della giunta, che non rispetta la legge - ha detto - che riserva il 40 per cento dei posti in giunta a uno dei due sessi. E poi ha chiesto trasparenza, per sapere chi davvero sta in maggioranza e chi all’opposizione, con un esplicito riferimento al ruolo del Movimento 5 Stelle, determinante in sede di ballottaggio, che poi ha ottenuto la vicepresidenza del consiglio comunale. «I cittadini - ha detto - devono sapere se c’è stato o meno un accordo».
Ipotesi subito respinta dal capogruppo pentastellato Emanuele Perugini e dal capogruppo della Lega Nord, Mario Lolini, che ha spiegato che la scelta di votare Perugini come vicepresidente, e non il capogruppo di Passione per Grosseto, Rinaldo Carlicchi, è dipesa dal fatto che Perugini «dava più garanzie di rispetto delle istituzioni» e che Passione si era seduta anche al tavolo del centrodestra prima di scegliere di schierarsi con Mascagni. «Diverso - ha detto - sarebbe stato se il centrosinistra avesse candidato qualcuno del Pd».
La discussione si è poi spostata sul piano triennale delle opere pubbliche e sul bilancio di previsione 2016: quest’ultimo - ha ricordato l’assessore al bilancio Giacomo Cerboni - avrebbe dovuto essere approvato entro la fine di aprile, si è rischiato il commissariamento e si sono succedute ben tre diffide dalla Prefettura. Ma il problema principale denunciato da Cerboni è l’eccessiva rigidità del bilancio e il fatto che ci sia una criticità permanente di disavanzo di cassa che richiederà una correzione di oltre un milione di euro che sarà portata alla ratifica del consiglio a fine agosto. Bilancio e piano triennale delle opere pubbliche sono stati approvati a maggioranza. Il consiglio ha, poi, approvato la consegna delle opere di urbanizzazione per la realizzazione del Peep villaggio Kennedy al Cograe, la variante al piano regolatore per gli impianti sportivi di Roselle. È stata approvata anche la variante normativa al piano strutturale che era stata portata in consiglio nel febbraio scorso.
E per questo punto si è registrata l’uscita dall’aula, per incompatibilità, del presidente del consiglio comunale Claudio Pacella, di Lolini e dell’assessore Fabrizio Rossi, che in precedenza avevano sottoscritto una osservazione in cui si definiva illegittima quella delibera. Una incompatibilità che non ha convinto Mascagni che li ha accusati di non avere avuto il coraggio di ammettere di avere sbagliato nel ritenere illegittima quella delibera.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
