Il Tirreno

Grosseto

«Quell’omicidio fu premeditato»

di Pierluigi Sposato
«Quell’omicidio fu premeditato»

Fine indagini per la morte di Giuseppina Pierini: indagati in concorso la figlia Maria Grazia e il nipote Gino

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MASSA MARITTIMA. È arrivato il fine indagini per Maria Grazia Guidoni, 47 anni, e per il figlio Gino Laurini, 22. Il sostituto procuratore Roberto Fontana della Procura di Piacenza li ha indicati come responsabili in concorso dell’omicidio di Giuseppina Pierini, 63 anni, di Montieri, il cui corpo venne trovato il 12 novembre dello scorso anno in un casolare abbandonato nelle campagne di Massa Marittima, in località Marsiliana. Pierini era la madre di Maria Grazia e la nonna di Gino. Fu quest’ultimo, pentito, a permettere il ritrovamento del cadavere. La donna sarebbe stata assassinata ai primi del luglio 2012, a Pontenure in provincia di Piacenza.

Madre e figlio entrambi responsabili, secondo la Procura: con le aggravanti del delitto commesso contro un’ascendente, approfittando della delbolezza fisica e psichica della donna da tempo malata, con premeditazione e per motivi abietti e futili. La donna, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe agito per poter entrare in possesso del denaro della madre. Maria Grazia avrebbe agito perché i servizi sociali le avrebbero tolto la delega per la riscossione della pensione di Giuseppina.

Madre e figlio sono ritenuti responsabili anche dell’occultamento del cadavere, mentre la sola Maria Grazia Guidoni è indagata anche per la denuncia di scomparsa della madre, ritenuta falsa.

L’imputazione corrisponde a quella provvisoria formulata per consentire l’avvio dell’incidente probatorio per cristallizzare testimonianze e risultati di indagine (l’udienza si era tenuta nello scorso febbraio). Secondo quanto emerso anche in questa fase del procedimento, Gino aveva ribadito che era stata la madre ad uccidere la nonna.

Maria Grazia Guidoni avrebbe quindi le maggiori responsabilità nell’omicidio. Avrebbe somministrato un cocktail di medicinali e alcol alla madre, che sarebbe rimasta stordita. Subito dopo alla donna sarebbe stato infilato sulla testa un sacco di cellophane, stretto al collo con del nastro adesivo. A proposito di questa circostanza, Gino è sospettato di aver suggerito alla madre proprio di sigillare accuratamente la base del sacchetto, perché di morire Giuseppina non voleva proprio saperne; anzi, era stato lui stesso a dichiarare di averlo fatto, quando era stato interrogato. Sul volto del corpo della donna, trasportato in auto, sarebbe stato gettato dell’acido muriatrico, con lo scopo di non renderlo riconoscibile. Colpito con una pala e una zappa, per lo stesso motivo, il cadavere era stato abbandonato tra i rovi. La Procura ha fatto eseguire una perizia per stabilire se i colpi con gli attrezzi siano stati vibrati prima o dopo il decesso così da poter ricostruire esattamente le ultime ore di vita di Giuseppina Pierini. I due indagati, assistiti rispettivamente dagli avvocati Cecilia Corsini e Sandro Nunzi, potranno adesso entro venti giorni farsi interrogare o presentare memorie. Successivamente la Procura deciderà come proseguire l’azione legale: la richiesta di rinvio a giudizio appare scontata.

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