Il Tirreno

Grosseto

Il Pd allo specchio si incontra oggi con Dario Parrini

di Gabriele Baldanzi

All’hotel Granduca l’assemblea provinciale del partito Si riparte dalla sconfitta per capire il futuro dei vertici

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GROSSETO. Oggi è in programma all’hotel Granduca di Grosseto l’assemblea provinciale del Pd, preparata in questi ultimi giorni attraverso incontri, cene e riunioni ufficiali. Ci saranno probabilmente – ironizza qualcuno – anche le telecamere di “Chi l’ha visto?” per testimoniare e immortalare il ritorno in Maremma del segretario regionale Dario Parrini, che qui non si vede dal 13 febbraio.

All’epoca fece da sensale tra Paolo Borghi e Lorenzo Mascagni, riuscendo perfino a convincere Monica Paffetti ad accettare le primarie. Sappiamo poi com’è andata a finire nei comuni di Grosseto e Orbetello.

Per il numero uno toscano del partito non sarà una passeggiata. Ci sono le avvisaglie per altri scontri. Già venti giorni fa non fu facile governare la direzione provinciale, composta da un’ottantina di membri. La riunione si concluse con un nulla di fatto, prolungando l’agonia di Marco Simiani. Poi nei giorni successivi arrivarono le dimissioni del segretario provinciale.

Si riparte da qui, da numeri risicati sia per chi chiede l’azzeramento dei vertici del Pd, sia per chi vorrebbe tirare avanti almeno fino al referendum di ottobre.

L’assemblea odierna avrebbe dovuto essere l’ultimo rendez-vous, ma non sarà così. Il presidente, in apertura, e il segretario, in conclusione, proveranno ad analizzare le responsabilità e le ragioni delle sconfitte di Grosseto e Orbetello: le primarie, le riforme di Renzi e quelle di Rossi. E poi il futuro del Pd, le scadenze più imminenti.

Il fronte di chi vuole il cambio di rotta immediato è molto ampio, ma alla fine l’ipotesi più probabile è che Marco Simiani resti al suo posto e che sia proprio lui a traghettare il partito verso un nuovo gruppo dirigente (qualcosa che avverrà nel 2017).

L’alternativa al traghettatore (hanno già detto “no, grazie” all’offerta di questo difficile ruolo sia Claudio Franci, che Giancarlo Farnetani), in attesa del congresso, è la nomina di un commissario – che, nel caso, verrebbe individuato a Roma – oppure di un nuovo segretario subito. Ipotesi quest’ultima, piuttosto remota, visto che – a differenza di un anno fa – non sembrano esistere le condizioni per un accordo unitario.

È ancora Roberto Valente, dall’interno del partito, ad attaccare chiedendo l’azzeramento del gruppo dirigente attuale del Pd.

«Mi rivolgo a Parrini – scrive Valente – e gli chiedo se sono ancora valide (e per chi) le parole di Matteo Renzi, che nel commentare la sconfitta di Napoli voleva imbracciare il lanciafiamme per fare piazza pulita della classe dirigente campana. E dichiarazioni di questo tipo, riguardo ai risultati umilianti in altre città, le ho sentite e lette anche da altri autorevoli membri della segreteria nazionale. Avevo inteso, insomma, che ci fosse concordia nel rimuovere i dirigenti che avevano perso le elezioni».

Valente è concorde con questa linea: «L’ho già detto e lo ripeto: i dirigenti del partito, laddove si sono perse le elezioni e la faccia, devono dimettersi, oppure tutte queste dichiarazioni, da Renzi in giù, dobbiamo pensare che valgano solo per chi non è renziano e si fanno invece salvi gli amici. Perché a Grosseto e a Orbetello la sensazione è questa. Qui si è dovuto faticare quarantacinque giorni solo per avere un’assemblea provinciale, con la classe dirigente responsabile di questa disfatta che ancora siede ai propri posti».

«Io – conclude Valente – credo che difendere i responsabili di questo disastro sia impossibile e in effetti, negli ultimi giorni, se ne sono sentite veramente poche di voci a favore. Con queste parole credo di interpretare il pensiero di molti, soprattutto di coloro che sperano in un cambiamento. L’assemblea provinciale, con il segretario regionale presente, anche lui renziano di ferro, è l’ultima occasione che abbiamo. Chiedo un sussulto di coerenza e l’avvicendamento dei segretari comunali laddove si è perso e del segretario provinciale. Trovare soluzioni diverse, sotto traccia, sarebbe ancora una volta sbagliato e perdente per il Pd, così come cercare una soluzione all’interno del partito che metta d’accordo le varie anime esistenti. Ben venga quindi un commissario al di sopra delle parti in campo».

Chissà se la linea del “piazza pulita” proposta da Valente troverà sostenitori. Assai più probabile che anche oggi si preferisca “ragionare”. In attesa di riposizionarsi dopo il referendum di autunno.

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