Sicurezza
Agricoltori esasperati pronti allo sciopero
Cia e Confagricoltura da tutta la Toscana in piazza minacciano di non effettuare la semina per il prossimo anno
GROSSETO. Cia e Confagricoltura ci sono, in piazza, a Grosseto, a protestare contro il prezzo del grano che ormai è sceso ben al di sotto dei costi di produzione, a tutto vantaggio degli speculatori. E la Cia lancia lo sciopero della semina, per il prossimo anno, e chiede il blocco delle importazioni di grano dall’estero per due settimane.
In piazza della Vasca e in via IV Novembre sono confluite, ieri mattina, delegazioni delle due associazioni di categoria provenienti da tutta la Toscana. Con il prezzo del grano che continua a scendere, la differenza con i costi di produzione si allarga e il divario tra il prezzo della materia prima e quello dei prodotti trasformati - pane e pasta - è ormai intollerabile. Su un carro, attaccato a un trattore, appoggiati a una rotoballa di paglia, campeggiano quattro sacchi di grano, un quintale in tutto, per un valore, al prezzo attuale, che oscilla tra i 15 e i 18 euro. Il presidente provinciale della Cia, Enrico Rabazzi, spiega che circa 70 chili andrebbero all’industria di trasformazione, gli altri 30 per la semina. Eppure, con il ricavato di quel quintale di grano è possibile acquistare non più di cinque chili di pane o 6-7 chili di pasta: quelle pagnotte e quei pacchi di pasta che sono stai messi lì, a evidenziare un dato che non è solo matematico. «Ormai - dice il responsabile della sezione cerealicola di Confagricoltura, Maurizio Righi - siamo arrivati a un prezzo del grano che è un quarto dei costi di produzione».
Lo sciopero della semina è un tentativo per tenere accesi i riflettori su un settore, la cerealicoltura, che non solo caratterizza il territorio toscano, ma che è anche l’unica coltura che possa essere praticata in determinate condizioni di territorio e di ambiente. Il territorio toscano è da sempre vocato alla produzione di cereali - grano duro, grano tenero, orzo, mais, farro ed altri cereali minori - e infatti, su una superficie agricola di circa 755mila ettari, oltre 130mila ettari, in media, vengono coltivati ogni a cereali e, in particolare, di questi 80-85mila ettari sono coltivati a grano duro e circa 15-25mila a grano tenero. Gli oltre 20mila cerealicoltori toscani producono mediamente da 2,8 a 3,5 milioni di quintali di grano duro e da 0,5 a 0,9 milioni di quintali di grano tenero.
Con il prezzo del grano che scende ben al di sotto dei costi di produzione, la scelta di non seminare sembra essere obbligata. «Oggi - spiega Rabazzi - per coltivare un ettaro di grano si spendono più di mille euro, e se la resa è intorno ai 10 quintali il ricavato è di circa 700 euro a ettaro, dunque un agricoltore ci rimette almeno 300 euro a ettaro».
«In queste condizioni noi non seminiamo - ha detto il presidente regionale della Cia, Luca Brunelli - anche perché attualmente gli agricoltori producono grano di qualità ma in perdita e la situazione non può restare questa». Lo sciopero della semina non significherebbe solo campi incolti, ma avrebbe, naturalmente, ripercussioni su tutta quella che è l'industria delle sementi, dei concimi e dei trasporti. Il problema, denunciato da Cia e Confagricoltura, è rappresentato dall'importazione, crescente, di grano proveniente dall'Ucraina, e soprattutto dal Canada. La Cia Toscana denuncia, infatti, l'immissione nel mercato di ingenti quantità di grano importato proprio nel periodo della trebbiatura. Operazioni che provocano il tracollo dei prezzi.
Da queste considerazioni la proposta della Cia di bloccare l'import di grano per due o tre settimane e permettere, così, lo stoccaggio del grano prodotto e lo svuotamento dei silos, in attesa che il governo faccia qualcosa e i prezzi tornino a salire.
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