Il Tirreno

Grosseto

«No ai tagli alle Camere di commercio»

«No ai tagli alle Camere di commercio»

Domani assemblea aperta indetta dai sindacati contro «l’attacco sconsiderato» della bozza di riforma

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GROSSETO. Appuntamento domani alle 10, nella sala contrattazioni. Appuntamento con un’assemblea aperta, alla quale sono stati invitati a partecipare i parlamentari e i consiglieri regionali espressi dalla Maremma nonché gli amministratori locali, i rappresentanti delle associazioni.

Ordine del giorno: i tagli alle Camere di commercio e le riduzioni delle loro funzioni. «Un attacco sconsiderato - scrivono i sindacati - una politica scellerata di tagli a servizi e lavoro». Così i dipendenti della Camera di Grosseto aderiscono allo stato di agitazione del personale del sistema camerale, proclamato a livello nazionale e regionale da Cgil, Cisl e Uil, ritenendo che la bozza di decreto delegato attuativo della riforma della pubblica amministrazione, relativo alle Camere di Commercio, «costituisca un grave tentativo di ridimensionare il sistema camerale e portarlo ad un progressivo smantellamento, considerato che le Camere hanno già dovuto subire un “taglio” della propria principale, fonte di finanziamento, il diritto annuale, in una misura che nel 2017 toccherà il 50%».

Molteplici le criticità individuate. La riduzione delle funzioni svolte, che lascia «alle Camere - osservano i sindacati - soltanto il registro imprese, gli albi e registri, la tutela del consumatore, la vigilanza sui prodotti, la metrologia legale ed alcune funzioni di assistenza e supporto alle imprese. In questo modo non sarebbero più forniti, fra gli altri i servizi di arbitrato, conciliazione e mediazione, i contributi e finanziamenti alle imprese, il sostegno all’internazionalizzazione, il sostegno ai consorzi di garanzia fidi, il deposito di marchi e brevetti, i servizi di statistica e studi economici, il supporto alle imprese per l’innovazione e la digitalizzazione, la rilevazione prezzi, i corsi di formazione, l’alternanza scuola/lavoro. Questo svuotamento di funzioni appare difficilmente comprensibile alla luce dei livelli di efficienza, qualità e professionalità con le quali vengono svolte, che anzi dovrebbero condurre il Governo a prendere le Camere come riferimento della riorganizzazione della pubblica amministrazione». A proposito dei tagli, questo dovrebbe essere del 15% su base nazionale per arrivare al 25% del personale addetto alle funzioni di supporto nelle camere accorpate: «considerato che il sistema camerale impiega circa 10.000 lavoratori, si tratterebbe di circa 1.500 dipendenti che rischierebbero di andare in esubero nelle Camere, per giungere fino a 3.500-4.000 nel sistema camerale nel suo complesso. Tutto ciò appare particolarmente grave perché attualmente i dipendenti camerali non sono a carico dello Stato, mentre con un simile provvedimento andrebbero ad aumentare la spesa pubblica». Non è stata poi prevista una una clausola di salvaguardia, sul modello di quella prevista per le Province , che accompagni l’eventuale personale collocato in esubero verso il ricollocamento. E con gli accorpamenti «si prevede che con il riordino del sistema le Camere passino dalle attuali 105 ad un massimo di 60, con le conseguenti preoccupazioni relative alle ricadute sul territorio in termini di servizi per la collettività locale e di posti di lavoro a rischio».

Da queste considerazioni ecco il pacchetto di rivendicazioni. Finalizzato a far mantenere il ruolo pubblico delle Camere di commercio e delle loro Unioni, quali enti che svolgono funzioni di interesse generale per il sistema delle imprese e del territorio senza gravare sul bilancio dello Stato, anzi versando ad esso parecchi milioni di euro sotto forma di risparmi conseguenti alla spending review e alla propria attività sanzionatoria. Finalizzato ad aumentare le funzioni svolte. Finalizzato a mantenere gli attuali livelli occupazionali, come previsto dalla legge delega 124/2015, in tutti gli organismi del sistema camerale.

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