Sicurezza
A un passo dall’accordo ma tra le polemiche
La Mabro cambierà proprietà: i rappresentanti dei lavoratori non condividono la scelta operata dal commissario
GROSSETO. L’unico boccone che non è rimasto indigesto ai lavoratori della Mabro che ieri si sono presentati al Ministero dello sviluppo economico per sapere quale sarà il futuro della loro azienda, e di conseguenza della loro vita, è quello che riguarda la cassa integrazione. Per il resto, il sospetto che la società venga affidata a un imprenditore che già tre anni fa si era presentato con un piano industriale e che era già stato scartato come ipotesi di rilancio, è la tegola che pende sulle loro teste.
Erano tre le opzioni nella mani del commissario per la Prodi bis Paolo Coscione: c’erano alcuni imprenditori cinesi pronti ad investire, c’era un imprenditore romano il cui nome è legato a quello dell’alta moda e che aveva presentato anche un progetto innovativo, che prevedeva ad esempio l’apertura di una scuola di formazione e c’era questo terzo soggetto, il cui nome ieri non è stato fatto durante l’assemblea ma che sarebbe pronto a investire tre milioni di euro. «Per l’ennesima volta siamo venuti a Roma - tuona Nadia Perino, rappresentante dei lavoratori in quota Cgil - e per l’ennesima volta siamo venuti via senza risposte e senza alcuna certezza». Sono supposizioni, quelle dei dipendenti della fabbrica di abbigliamento perché alla riunione di ieri a Roma nomi non ne sono stati fatti. Sono stati spiegati però i motivi per i quali due dei tre soggetti che si sono fatti avanti non hanno avuto l’assegnazione dell’azienda: la corda di imprenditori cinesi aveva infatti chiesto di affittare il capannone di via Senese che ora è nel concordato di Royal Tuscany. Avrebbero pagato un canone da 100.000 euro l’anno, ma nel loro piano industriale non era stata inserita la clausola per l’acquisto del capannone. Per questo il commissario giudiziale del concordato di Royal Tuscany, che deve rendere conto ai creditori della società aveva già detto no a questa opzione. Scartata anche la proposta di un imprenditore italiano il cui nome è legato a quello dell’alta moda. La provenienza dei capitali che sarebbero stati investiti nella Mabro non era stata ben definita e anche il nome degli altri imprenditori che avrebbero fatto parte della cordata sarebbero stati svelati soltanto dopo la firma sulla cessione della società. Cessione che dovrà ovviamente ricevere l’ok da parte del ministero dello Sviluppo economico e che poi dovrà passare il vaglio dei sindacati che ieri erano a Roma. La Cisl e Uil sono soddisfatti per il risultato ottenuto sul rinnovo della cassa integrazione, la Cgil invece, con i lavoratori che erano a Roma tuonano rispetto all’ipotesi che a prendere l’azienda sia qualcuno che già si era presentato senza avere le giuste garanzie. «A pensare male si fa peccato - aggiunge Perino - ma si fa sempre più forte in noi l’idea che tutto questo stia accadendo perché c’è da sistemare la faccenda del capannone». Dubbi che forse saranno dipanati a settembre, sperando che in quella data un nome certo ci sia.
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