Il Tirreno

Grosseto

Incubo incendi in Maremma: malati o criminali pronti ad accendere l’innesco e guardare

di Vanna F. Bertoncelli
I terreni anneriti dal fuoco al ponte Bellavista (foto da un video di Fabrizio Bacci)
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I terreni anneriti dal fuoco al ponte Bellavista (foto da un video di Fabrizio Bacci)

La differenza tra piromane o incendiario è abissale: c’è chi lo fa per interesse e chi invece per un’ossessione

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GROSSETO. È un incendiario o un piromane, nella calda estate maremmana a ferire, con il fuoco questa terra? Distinguere tra le due tipologie è funzionale ai fini sia del rilevamento degli indizi che per gli interrogatori degli indagati, come per la prevenzione degli incendi.

Il soggetto incendiario appicca volontariamente il fuoco per provocare un incendio. Si tratta di un comportamento che ha tra i suoi effetti principali quello di produrre un vantaggio legato spesso, ma non solo, al denaro. È una condotta diffusa nell’area mediterranea e affonda le radici in una cultura agro-pastorale oggi asservita alla criminalità.

La psicologia, prendendo in considerazione il movente, indica diverse tipologie di incendiari. C’è chi lo fa per vendetta, per un danno o un torto subito. Chi per tornaconto, cioè per un guadagno sia diretto che indiretto: lavoratori forestali stagionali che pensano al rinnovo del contratto di lavoro; aziende vivaistiche che mirano a ottenere commesse per il rimboschimento; bracconieri; immobiliaristi intenzionati a costruire sui terreni devastati dal fuoco; pastori che hanno interesse ad allargare i pascoli. Chi per vandalismo, agito soprattutto in età giovanile, per lo più in gruppo e in ambito urbano per danneggiare o distruggere, cassonetti, auto, parchi pubblici, ecc. Chi per reato: per cancellare, col fuoco, le prove di un’azione criminale.

VIDEO La devastazione vista dal drone

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Il piromane è un soggetto affetto da una patologia che il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali annovera tra i disturbi del controllo degli impulsi. Un comportamento definito dal dizionario Sabatini Coletti come «impulso morboso e ossessivo ad appiccare incendi». Il piromane non agisce per vantaggio personale o su mandato, né per rabbia, vendetta o fine ideologico. Agisce per il proprio piacere, per dare sollievo alla tensione che lo attanaglia prima di compiere l’azione incendiaria. Il piromane è per lo più un soggetto maschio di età compresa tra i 30 e i 40 anni. Con difficoltà di apprendimento ha un basso livello di istruzione. Diffidente, con problemi di relazione anche in ambito sessuale, spesso vittima di violenza diretta o assistita in ambito familiare, caratterizzato da abuso di alcol, crudeltà agita sugli animali, è interessato sin dall’adolescenza al fuoco e a tutto ciò che intorno al fuoco ruota. Colpisce soprattutto d’estate favorito dal clima. E agisce per lo più da solo.

L’innesco. Una serpentina di fuoco. Il divampare delle fiamme. Fumo soffocante e caldo opprimente si fondono con grida di uomini, crepitio di alberi, urli di animali arsi vivi. Paura e distruzione. Poi l’assordante silenzio della morte. Tra l'antracite del cielo ed il nero della terra solo acre odore di vite bruciate.

Nella Magna Grecia veniva punito con la morte chi procurava la distruzione di un albero di ulivo. Il buonismo di oggigiorno si sta dimostrando pericoloso e distruttivo qu. asi quanto il fuoco. Si veda al proposito la Legge-quadro in materia di incendi boschivi n.353 del 21 novembre 2000 che all’articolo 10 cita: «Le zone boscate e i pascoli i cui soprassuoli sono stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella pre-esistente all’incendio per almeno 15 anni». Una legge che – come le sanzioni edil demandare alle Regioni e ai Comuni l'istituzione di un apposito catasto per censire i terreni percorsi dal fuoco – non disincentiva gli incendi. Questa mappatura dei terreni dati alle fiamme, nella maggior parte dei casi non è stata realizzata o è, tardivamente, in corso di attuazione. Tra i motivi: l’inerzia delle classi dirigenti; il malcostume di chi governa; la mancanza di senso civico della popolazione. In alcune zone della Penisola e in molti casi si tratta di un’ inerzia premeditata finalizzata a raccogliere voti presso coloro che dal fuoco traggono vantaggio.

Sui media spesso si amplifica l'allarme incendi e si insiste sul focalizzare l'attenzione su caldo, siccità e autocombustione. E da lì non ci si schioda.

Anche il territorio provinciale di Grosseto brucia e ci vorranno anni per riparare il danno di attimi. Ancora una volta è la terra a essere ferita. La terra di Maremma nei suoi paesaggi mozzafiato, nei boschi e nella macchia mediterranea, in quel ricco habitat naturale cancellato dal fuoco. Squallore, morte e miseria prendono il posto della bellezza e della vita.

Ma l’incendio non sempre è riconducibile a dolo o a patologia. Puo essere causato, in maniera non volontaria, da comportamenti imprudenti, negligenti, che non tengono conto di rischi e conseguenze. Ma qui non servono tribunali o cliniche, ma solo educazione.

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