Il Tirreno

Grosseto

Pipistrelli o poiane, ecco come salvarli

di Elisabetta Giorgi
Pipistrelli o poiane, ecco come salvarli

Giorgia Romeo (ufficio faunistico venatorio): «Arrivano da noi centinaia di esemplari, ma occhio a come comportarsi»

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GROSSETO. Il video mostra un animalino nero che sbuca dal palmo di una mano. Si tratta di un cucciolo di pipistrello che - microscopico - entra ed esce rapidamente dalle cavità di un pugno, pronto per essere rifocillato con una larva. Il piccolo si nutre e, se all’inizio è riservato e discreto, poi acquista sempre più fiducia per queste presenze amiche.

A postare il video su Facebook è Andrea Sforzi, direttore del Museo di Storia naturale della Maremma anche se «l’artefice del tutto» - scrive lui - è sua moglie Giorgia Romeo, funzionaria dell’ufficio faunistico venatorio della Regione Toscana in via Pietro Micca. È lei a nutrire il piccino e ad essersi occupata - negli ultimi mesi con altri colleghi e volontari - di centinaia di animali selvatici di tutti i tipi che le arrivano in ufficio a getto continuo (ora la Regione Toscana ha attivato uno specifico numero, attivo 24 ore su 24, vedi box). Pipistrelli ma anche poiane, gufi, gabbiani o caprioli raccolti dalle persone e segnalati al suo ufficio perché ritenuti (in buona fede) in difficoltà. Spesso, tuttavia, gli animali selvatici non sono affatto abbandonati ma solo lasciati “soli” dalle madri (anche per alcune ore) affinché imparino a muoversi in autonomia, cosicché raccoglierli e portarli via può provocare un danno serio e interrompere - anche in maniera irreparabile - un ciclo della natura.

Dottoressa Romeo, prima di tutto da dove arriva questo esemplare minuscolo di pipistrello?

«È stato trovato nell’atrio di un palazzo da un signore che non sapeva da dove provenisse, dove rimetterlo e cosa farne. Ha circa 2-3 settimane e già un po’ di pelo. Gli era stato somministrato per alcuni giorni del latte di mucca, anche se in questa fase il latte non può essere più l’elemento base, oltretutto quello di mucca non è idoneo. È stato abbandonato? Non sappiamo. A questa età questi animali iniziano ad essere più attivi per poi fare le prime prove di volo e devo dire che ce ne arrivano parecchi in questo periodo. L’anno scorso mi occupai di 3 in contemporanea. Questo è l’ennesimo».

Sopravviverà?

«Non so, è piccolino e per adesso lo sto assistendo dandogli un latte ad hoc (con integratori) grazie a una siringa da insulina collegata a un ago cannula, ma somministro anche gramignoli che sono le camule della farina (larve, ndr). Poi vedremo. In genere questi animali, quando hanno lesioni, vengono mandati al Crasm di Semproniano per essere curati, ma se sono pulli (piccoli, ndr) li mandiamo direttamente ad alcuni centri satelliti autorizzati dalla Regione che si occupano di svezzamento e rimuscolatura (per esempio la Corte degli assioli a Cupi), da cui poi sono rilasciati nel loro luogo d’origine. Cerchiamo di farli tornare dove sono stati trovati».

Un doveroso grazie va a chi li raccoglie e vi permette di curarli?

«Noi ringraziamo sempre la sensibilità della gente che investe parte del suo tempo prezioso per prendere gli animali e portarli a curare, anche se tutto questo non basta. Non sempre questi animali sono davvero in difficoltà…».

Cioè chi ha preso questo pipistrellino può aver sbagliato a portarlo?

«Non so in questo caso cosa sia successo, se l’animale avesse bisogno di aiuto o - appunto - se stesse facendo prove di volo con la mamma nelle vicinanze. Noi cerchiamo molto di stimolare le persone a guardare bene gli animali prima di raccoglierli, perché spesso vengono presi esemplari o cuccioli che non hanno bisogno di essere recuperati. La biologia della specie prevede che vi sia una prima fase, quella del primo approccio alla vita naturale in cui avviene la fine delle cure parentali con un maggior distacco dalla madre. Ma spesso è proprio in questa fase che l'uomo interviene impedendo che questo processo abbia seguito, con conseguenze gravi». Ci faccia un esempio concreto.

«Un esempio lampante è un piccolo di capriolo che le persone trovano per terra. Lo osservano, stanno lì anche due ore e alla fine pensano: sì, è proprio abbandonato. Invece? Può essere la strategia antipredatoria della madre che lo allatta e ne mangia feci e urine per annullarne completamente l’odore. Poi lo sposta in un altro posto sicuro, lo lascia immobile a terra e se ne va stando nei paraggi e tornando ad allattarlo ogni 5 ore. Il piccolo non si muove, e infatti capita che i mezzi agricoli mietano tante vittime tra i piccoli caprioli nelle prime 2-3 settimane di vita nelle quali loro sono immobili e inodori. Molte persone ci hanno portato cuccioli di caprioli a maggio-giugno pensano che fossero abbandonati, ma così non era. In questo modo si rovina loro la vita». Cosa fare allora quando vediamo un animale in apparente difficoltà?

«Bisogna osservarlo e non portarlo subito via, perché si può anche fargli un danno maggiore di quel che si potrebbe fare non intervenendo. Bisogna innanzitutto documentarsi, studiare comportamenti e abitudini. Se i pipistrelli sono caduti in un punto pericoloso bisogna rimetterli in alto così la madre li recupera. Ci sono siti che insegnano questo, per esempio uno sulla tutela dei pipistrelli che spiega come far riprendere i piccoli alla mamma. La gente è sempre in buona fede, a volte manca la conoscenza. Ora c’è anche un numero da verde da chiamare».

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