Sicurezza
Per il vecchio ponte un’opportunità di valorizzazione
Ha resistito all'acqua - e quanta ne deve essere passata, lì sotto! - sta resistendo al fuoco. Ma non è il caso di fare affidamento eccessivo sul ponte Bellavista, opera di ingegneria inclusa nel...
Ha resistito all'acqua - e quanta ne deve essere passata, lì sotto! - sta resistendo al fuoco. Ma non è il caso di fare affidamento eccessivo sul ponte Bellavista, opera di ingegneria inclusa nel compendio delle bonifiche granducali che venerdì è stato al centro del furioso incendio che ha distrutto ettari di vegetazione a ridosso della strada provinciale Castiglionese.
A prima vista nulla sembra compromesso, anche se è verosimile che in questi giorni i tecnici compiano un sopralluogo: la struttura che un tempo permetteva il passaggio sull’ex Diversivo che andava a sfociare nel padule di Castiglione della Pescaia è annerita in qualche punto, le parti metalliche di parapetto sono quelle che sembrano aver sofferto di più, sul piano della (ex) strada sono rimaste carbonizzate le sterpaglie nate più o meno selvaggiamente. La parte in muratura ha retto senza apparenti disagi. Ma è chiaro che il ponte, che pure non denuncia particolari segni di incuria, ha bisogno di essere seguito.
Fino ai primi anni Novanta, più o meno, la strada per Macchiascandona passava da lassù. C’era da salire con una curva quasi a gomito, da percorrere il piano di 70 metri ricavato sulle cinque arcate a sesto ribassato, da scendere di nuovo con una curva similare. La Provincia lo aveva poi “tagliato” realizzando verso ovest una variante totalmente in piano e più dolce. Per qualche tempo il ponte era rimasto in disparte a guardare il traffico veloce che scorreva accanto. Il 3 giugno 1999 la Provincia lo aveva “promosso” a monumento, dedicandogli una cerimonia a conclusione di sei mesi di lavori con una spesa di 30 milioni di vecchie lire. Una cerimonia che aveva fatto capire il riguardo che veniva riconosciuto al ponte, ai suoi colonnini i ghisa, alle sue ringhiere in ferro, a quegli otto terrazzini a sbalzo che un tempo permettevano di ispezionare meglio il deflusso delle acque e che erano stati ristrutturati cercando di utilizzare i medesimi materiali, alle due scale (una con idrometro in marmo) che scendevano nell’alveo. A parte le doverose segnalazioni della presenza del monumento, a parte le idee di carattere culturale finalizzate a una valorizzazione, lì non è stato realizzato nulla. E può essere stato un bene, visto che il fuoco di venerdì avrebbe distrutto qualunque eventuale installazione. O può essere stato un male: se il Bellavista fosse parte attiva di un progetto e fosse stato in qualche modo “presidiato”, magari il piromane non si sarebbe avvicinato. Come per le Mura medicee, una frequentazione incrementata potrebbe contribuire alla salvaguardia del patrimonio. Perché non ricavare dall’incendio un’occasione di rilancio per il ponte? (p.s.)
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