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Grosseto

Pensionata vince contro l’Inps: dovrà avere indietro i suoi soldi

La pensionata non deve restituire nulla all’Inps, che pure chiedeva indietro 617 euro di ratei versati in eccesso. Rosina non ha sbagliato nulla, non ha commesso alcuna irregolarità nel comunicare la...

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La pensionata non deve restituire nulla all’Inps, che pure chiedeva indietro 617 euro di ratei versati in eccesso. Rosina non ha sbagliato nulla, non ha commesso alcuna irregolarità nel comunicare la propria situazione reddituale. E dunque «in presenza di un comportamento che si è sempre uniformato all’obbligo previsto dalla legge, non si vede quale altro onere probatorio debba essere previsto a carico della ricorrente».

Così scrive il giudice del lavoro Marco Mezzaluna, che ha accolto il ricorso della pensionata settantenne, assistita dall’avvocato Anna Teglielli. Non vi è stato dolo e comunque «spettava all’Inps provare eventuali fatti impeditivi, modificativi e-o estintivi del diritto della ricorrente in buona fede, prova che è del tutto mancata in questo caso».

L’Inps, tra l’altro, aveva iniziato a recuperare dal 2013 somme contestate in riliquidazione nel 2006, circa 50 euro al mese. Somme contestate, aveva ritenuto la pensionata, verosimilmente per il superamento dei limiti reddituali. Il giudice richiama l’orientamento della giurisprudenza sulla cosidetta «non ripetibilità dell’indebito previdenziale» (è la sanatoria prevista dall’articolo 13 della legge 412 del 1991) e ricorda che spetta al pensionato segnalare fatti che incidono sul diritto alla pensione o alla misura di questa. Ma il giudice nota che il caso di Rosina è diverso, perché la pensionata aveva segnalato puntualmente all’Inps tutte le modificazioni delle condizioni: «Circostanza questa che non è mai stata contestata dall’istituto - si legge nelle motivazioni della sentenza - la cui difesa è stata genericamente incentrata nel sostenere in linea generale l’insussistenza delle condizioni per l’operatività della sanatoria, senza entrare nello specifico della posizione della ricorrente e senza produrre in giudizio nemmeno il provvedimento con il quale è stata accertata l’esistenza di un superamento delle condizioni di reddito».

Dunque l’Inps non può chiedere indietro i 617,41 euro e deve anzi restituirli alla pensionata; l’ente deve anche pagare le spese di lite per 644 euro. (p.s.)

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