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Geotermia, nuove ricerche per una centrale a Bagnolo

di Francesca Ferri
Geotermia, nuove ricerche per una centrale a Bagnolo

SANTA FIORA. Dopo Montenero d’Orcia, Monticello Amiata, Pancole e Pereta, la geotermia a media entalpia bussa al territorio di Santa Fiora. Nel comune già cuore del centro industriale geotermico ad...

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SANTA FIORA. Dopo Montenero d’Orcia, Monticello Amiata, Pancole e Pereta, la geotermia a media entalpia bussa al territorio di Santa Fiora. Nel comune già cuore del centro industriale geotermico ad alta entalpia di Enel green power – la frazione di Bagnore ospita le due omonime centrali flash – la società Tosco geo ha in progetto di cercare calore geotermico e costruire una propria centrale.

Il centro dell’area oggetto di ricerca è Bagnolo – sette chilometri di curve a est di Bagnore – e si estende ad alcuni lembi dei comuni di Abbadia San Salvatore e Piancastagnaio su un’area di 20 chilometri quadrati. La richiesta di sondare il terreno è stata presentata il 12 settembre 2011 e la Regione l’ha approvata, nonostante i pareri negativi di quasi tutti i soggetti interessati. Il Comune di Santa Fiora, pur favorevole allo sfruttamento geotermico di Bagnore da parte di Enel, obietta che le ricerche e l’eventuale centrale ricadono in una zona di tutela dove è presente la falda di ricarica dell’acquifero dell’Amiata e che i pozzi rappresentano una minaccia. Negativi anche i pareri della Comunità montana, dei Comuni di Abbadia e Piancastagnaio, e invito alla prudenza della Soprintendenza. Solo la Provincia di Grosseto (all’epoca presieduta da Leonardo Marras, oggi capogruppo regionale Pd e fautore di una mozione antigeotermica) dette parere positivo.

La ricerca di risorsa geotermica avverrà attraverso quattro pozzetti profondi 150 metri. Ciascuno avrà un’area di cantiere recintata di 100 metri quadrati. Se l’esito della ricerca sarà positivo, la Tosco geo potrà chiedere il permesso a costruire la centrale e, in quel caso, i pozzi potranno arrivare a 4 chilometri di profondità.

Contro la ricerca geotermica si è già costituito un comitato spontaneo, “Salviamo la Toscana dalla geotermia per la salute dei cittadini”, presente su Facebook e capitanato da Carlo Leoni, che teme l’uso del fracking e della stimolazione del pozzo con un trattamento di acidificazione che richiederebbe l’introduzione di 50.000 litri di sostanze chimiche.

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