Cinque cani avvelenati con le esche, allevatore assolto
ROCCALBEGNA. Era accusato di aver utilizzato delle esche avvelenate e di aver causato la morte di due cani pastore (il 30 settembre 2010), di un setter (il 6 novembre successivo) e di due cuccioli di...
ROCCALBEGNA. Era accusato di aver utilizzato delle esche avvelenate e di aver causato la morte di due cani pastore (il 30 settembre 2010), di un setter (il 6 novembre successivo) e di due cuccioli di pastore maremmano (il 21 novembre). Nei suoi confronti la Procura aveva ritenuto la sussistenza degli elementi di colpevolezza, e aveva chiesto la condanna a 6 mesi.
Ma Aldo Zamperini, 62 anni, allevatore di Roccalbegna, assistito dall’avvocato Claudio Ciri, è stato assolto dal giudice Giovanni Puliatti, con la formula dubitativa. A Zamperini la polizia provinciale era arrivata dopo le analisi effettuate dall’Istituto zooprofilattico di Rieti. Gli esperti avevano rilevato innanzi tutto che i bocconi erano stati preparati con budella di agnello, contenenti o solo stricnina oppure stricnina con metaldeide. Queste considerazioni avevano indotto il sostituto procuratore Salvatore Ferraro (in aula il viceprocuratore onorario Fidelia Dompetrini) a ipotizzare che solo chi aveva un allevamento ovino poteva avere la disponibilità di interiora fresche. E così aveva disposto perquisizioni in tre allevamenti, opportunamente scelti, per cercare i riscontri di compatibilità con il dna ricavato dai reperti sotto sequestro. L’Istituto zooprofilattico aveva rilevato a questo proposito una parentela di secondo-terzo grado tra le esche avvelenate e i tre arieti di proprietà di Zamperini, nonché una parentela di secondo-terzo e quarto grado tra le esche e sette pecore di quello stesso allevamento. Nessun altro collegamento era stato invece rilevato con gli esemplari degli altri due allevamenti perquisiti. Una battaglia di perizie - nel processo era stata nominata anche una superesperta - che si è conclusa a favore della difesa.
Pierluigi Sposato
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