Il dolore
«Vendiamo il grano al di sotto del costo»
Coldiretti: certificazioni di qualità a tutela dei consumatori «Occorre produrre cinque chili per permettersi un caffè»
GROSSETO. Cinque chili di grano per un caffè. È la provocazione che Coldiretti mette in campo nella battaglia del grano, all’indomani della manifestazione che ha visto migliaia di agricoltori, tra i quali un centinaio dalla Maremma, scendere in piazza a Roma per far sentire la propria voce al ministro Maurizio Martina.
L’impegno per la moratoria sui mutui, lo studio di un’assicurazione sul reddito, una contrattualità più trasparente, una commissione unica nazionale per fissare i prezzi e l’immediata applicazione di un piano cerealicolo con risorse dedicate alle imprese che usano grano italiano, sono i primi passi in avanti, ma ancora non basta. «I primi risultati sono arrivati - precisa il presidente di Coldiretti Grosseto, Marco Bruni - ma la battaglia del grano continua per dare dignità al lavoro nei campi. È inaccettabile che occorra produrre cinque chili di grano per permettersi una tazzina di caffè».
Il direttore di Coldiretti Grosseto Andrea Renna rafforza il concetto: «Siamo tornati indietro di quarant’anni. Impossibile continuare così, dobbiamo per forza di cose invertire il trend». La battaglia dell’associazione si sposta decisa dalle proteste alle proposte, con un paio di concetti basilari: «Il primo è senza dubbio l’etichettatura - prosegue Renna - È un tema che a noi sta a cuore, perché dobbiamo mettere in condizione i consumatori di sapere da dove provengono i prodotti. L’altro aspetto è quello di promuovere e incentivare il consumo dei prodotti locali. Facciamo un appello alle persone in merito all'azione di marketing che abbiamo intrapreso: consumate, acquistate e regalate prodotti del territorio». Sull’etichettatura pochi dubbi: «Abbiamo visto che la nostra battaglia nazionale è stata ripresa dalla Francia che ha esteso il concetto a tutti i prodotti - aggiunge Bruni - Qua siamo ancora indietro, passi in avanti sono stati fatti sul latte, ma sul grano c’è ancora troppa incertezza. Ci sono speculazioni sui prodotti, soprattutto quando la produzione estera viene spacciata per italiana. Oggi vendiamo il grano al di sotto del costo di produzione, mentre navi provenienti dall’Asia arrivano nei nostri porti con carichi di merce rimasta da oltre tre anni nei silos. Per questo è fondamentale dare un futuro alle nostre aziende, attraverso una certificazione di qualità». Battaglia che corre su di un binario quasi parallelo a quello della produzione del latte. In questo settore qualcosa in più è stato fatto, anche se Carlo Santarelli, presidente del Caseificio di Manciano, ripropone il paragone con la tazzina del caffè: «Nel nostro ambito servono tre litri di latte bovino e un litro di quello ovino per permettersi un caffè - dice - Per essere competitivi sul mercato serve tracciabilità certa e sicura, che faccia da garanzia. Non è normale e onesto ingannare il consumatore, quindi questa è l’unica strada da percorrere per sopravvivere, dato che produrre all’estero costa meno rispetto all’Italia. A Manciano viene trasformato il 25% del latte toscano, per questo se arriva sul mercato prodotto concorrente di provenienza incerta, si mette in crisi tutto il settore».
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