Il Tirreno

Grosseto

Degrado e abbandono all’ex Casello idraulico

di Alfredo Faetti
Degrado e abbandono all’ex Casello idraulico

Era uno dei simboli di Scarlino Scalo ma la Provincia non è riuscita a venderlo Da quattro anni nessuno se ne prende cura: «Vediamo uscire topi continuamente»

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SCARLINO. Era il 1905 quando venne costruito. Una delle prime strutture a far capolino attorno alla ferrovia, rimanendo nei decenni a venire una delle più importanti della frazione.

Il Casello idraulico a Scarlino Scalo è quasi un simbolo, perché attorno a lui quello che era un semplice crocevia è divenuto oggi il centro più espanso e popolato del territorio. Oggi però la traccia di questo passato è quasi del tutto cancellata dall’abbandono, con le piante del giardino ormai tanto folte da ricoprire l'intera facciata fino a spuntare sul marciapiede, ostacolando il cammino. «Spesso vengono fuori dei topi da questa selva - raccontano i residenti - E in alcuni casi anche dei serpenti. Ormai sono anni che nessuno se ne cura». Quattro anni per la precisione, da quando la Provincia di Grosseto ha fatto uscire l’ultimo dipendente del genio civile, ormai pensionato, sicura di vendere lo stabile.

L’affare però non è mai andato in porto e adesso con le Province in via di estinzione la folta selva che ricopre il casello rischia di diventare ancor più fitta. «Certo, porta dei disagi, dalle piante che ormai hanno invaso il marciapiede e i topi che spesso ne vengono fuori - continuano i residenti di Scarlino Scalo che hanno sollevato il caso - Ma oltre ai disagi c’è il senso di abbandono, di assoluta trascuratezza». Guardandolo da fuori, affacciato su viale Matteotti, il casello ha un bellissimo colpo d’occhio: gli alberi rigogliosi, i fiori degli oleandri che si affacciano da sopra la ringhiera, la torre che ricorda gli inizi del Novecento. Ma la bellezza intrinseca alla natura e alla storia sembrano fuorviare rispetto al reale stato delle cose, che riferite al casello idraulico della frazione si limitano all’abbandono e all’incuria. Fino al 2012 la struttura era abitata da un ex addetto del genio civile, che curava il giardino e tutto lo spazio chiuso dietro la ringhiera: il casello del resto per decenni è stata la base operativa scarlinese degli operatori del genio civile.

Da quando però il servizio ha chiuso i battenti, la casa è stata data in mano al pensionato, finché anche lui non è stato invitato a farsi da parte dalla Provincia visto che l’ente aveva deciso di alienare l’intero immobile, mettendolo all’asta. Nessuno però ha mai presentato un’offerta e lo stabile è rimasto da allora disabitato, con il cancello chiuso da cui oggi vengono fuori i rami dei cespugli che quasi impediscono il passaggio dal marciapiede. Basta affacciarsi dalle grate che lo compongono per vedere la vegetazione aver preso ormai il completo sopravvento, mentre da dietro fa capolino l’umidità che ha aggredito le pareti della struttura. Non va meglio lungo il perimetro dell’immobile: sul lato stazione, ad esempio, la vite ha ormai saltato il muro e gli manca un palmo per arrivare a sfiorare l’asfalto della strada. Il problema è che con la Provincia in via di chiusura nessuno viene più a fare un po’ di manutenzione. «È condannata all’abbandono - continuano - Finché non frana, nessuno farà niente».

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