Il Tirreno

Grosseto

Morte in bici, imputato presidente del cantiere

di Federico Lazzotti
Morte in bici, imputato presidente del cantiere

Livorno, secondo l’accusa il santafiorese Lando Cafaggi rimase incastrato nella rete lungo via del Levante prima di essere investito. Udienza il 9 settembre

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LIVORNO. Secondo la perizia della Procura di Livorno la dinamica dell’incidente mortale nel quale il 30 gennaio del 2013 ha perso la vita Lando Cafaggi, 69 anni, originario di Santa Fiora, è chiarissima: mentre il pensionato tornava a casa in sella alla sua bicicletta è rimasto incastrato nella rete di recinzione che allora costeggiava il cavalcavia via del Levante e che invece di essere fissata invadeva la strada.

Quello che è avvenuto dopo: la caduta e l’urto con il camion che lo seguiva è stata una conseguenza tragica della cattiva gestione del cantiere.

È questo il cardine dell’accusa che ha portato il giudice per le indagini preliminari Beatrice Dani a rinviare a giudizio con l’accusa di morte in conseguenza di altro reato Fabrizio Marconi, 55 anni, presidente del consiglio di amministrazione della società “Cooperativa la Variante”.

Ieri davanti al giudice Carlo Cardi si è svolta la seconda udienza del processo nella quale sono stati ascoltati i tre agenti della polizia municipale che intorno alle 13 iniziarono i rilievi sul luogo dell’incidente. Non si è invece presentato, per un problema di notifiche, il conducente del camion che ha investito il ciclista (indagato in un primo momento, la sua posizione è stata poi archiviata).

Al centro del processo, le condizioni di sicurezza a tutela non solo della vittima ma di tutta la popolazione che in quella circostanza non sarebbero state rispettate. In particolare - secondo l’accusa - il presidente della cooperativa, difeso dall’avvocato Laura Formichini, avrebbe omesso di accertarsi che la rete che delimitava il cantiere non presentasse lacerazioni oppure invadesse - come invece sostiene l’accusa - la carreggiata.

È possibile - ma si tratta di una supposizione - nei giorni precedenti all’incidente - il forte vento abbia strappato parte della rete. A questo punto il presidente della cooperativa avrebbe omesso di dare disposizioni affinché venisse effettuato un controllo più frequente delle condizioni della rete o, ancora meglio, facendola sostituire con una rete elettrosaldata che non è soggetta al rischio di strappi, proprio a causa del maltempo.

E dire che la vittima era un appassionato ed esperto di bicicletta. «Pedalava da quando aveva 17 anni», racconta chi lo conosceva. Cafaggi, il giorno della tragedia, stava tornando a casa, in via Cimabue, dopo un giro in bici e stava percorrendo il cavalcavia del Levante, dalla rotonda dei vigili del fuoco in direzione Salviano.

Nato a Santa Fiora, il sessanta da anni ormai viveva a Livorno con la moglie Elsa nella zona della Leccia. I familiari della vittima si sono affidati agli avvocati Angela Galli e Mario Galdieri costituendosi parte civile nel procedimento.

Negli anni non aveva mai abbandonato la bici e aveva anche un gruppo di amici cicloamatori. «Era una persona ottimista e sempre allegra, non portava mai rancore: dopo 5 minuti gli passava tutto - lo descriveva la figlia Debora all’indomani della tragedia - Era pieno di vita e coltivava tanti hobby. Ultimamente torniva il legno e faceva penne e vasi: oggetti bellissimi».

Il giudice al termine dell’udienza ha rinviato il processo al 9 settembre quando saranno ascoltati gli ultimi testimoni, a cominciare dal conducente del camion che ha investito il ciclista e che avrebbe assistito all’incidente che ha causato la caduta.

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