Sicurezza
Insubordinazione, licenziamento confermato
Il Tribunale respinge il ricorso di un dipendente della Coop di Caldana addetto alla macelleria
GROSSETO. Questa volta non sono possibili appelli alla libertà di manifestazione del pensiero né al diritto di critica del dipendente nei confronti del datore di lavoro, come era avvenuto nel caso del “Masaniello aziendale” che recentemente si era visto riconoscere come ingiusto il licenziamento. Questa volta «si tratta di un comportamento di totale insofferenza alla disciplina aziendale e alle direttive e controlli dei superiori gerarchici, il che costituisce grave comportamento in violazione dei doveri fondamentali del lavoratore».
Così la pensa il giudice del lavoro Marco Mezzaluna, che ha confermato il licenziamento di un dipendente di Unicoop Tirreno, addetto alla macelleria del punto vendita di Caldana. Questi aveva presentato ricorso contro il licenziamento per giusta causa risalente al luglio dello scorso anno. Una decisione giunta al termine di un iter iniziato nell’aprile precedente, con una contestazione disciplinare per un «non mi rompere i c…» pronunciato davanti a clienti e fornitori e indirizzato al capo negozio che gli aveva chiesto spiegazioni sulla mancanza di un prodotto suino. Il richiamo aveva fatto seguito a due addebiti precedenti similari (2013 e 2014 - complessivamente 12 giorni di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione) ed era stato poi accompagnato, sempre ad aprile 2015, dalla contestazione di aver fumato nel magazzino del negozio. Accuse sempre respinte dal dipendente, che ha negato di aver mai fumato dentro al magazzino e che a proposito della rispostaccia aveva spiegato di aver reagito alle innumerevoli richieste di motivazioni e ai rimproveri immotivati che gli sarebbero stati rivolti dal capo negozio. L’uomo - che si era rivolto al Tribunale nel dicembre 2015 - aveva sostenuto che non si trattava di insubordinazione ma di una reazione impulsiva, sia pur eccessiva, ritenendo sproporzionato il licenziamento anche nel caso che il giudice avesse voluto riconoscere l'insubordinazione. Adesso il dipendente potrà presentare ulteriore ricorso, contro la decisione del giudice.
Secondo il dottor Mezzaluna, che ha ripercorso le vicende disciplinari precedenti al licenziamento, si tratta di «condotte gravemente offensive della reputazione e della dignità delle perone offese», di una «grave insubordinazione rispetto al superiore gerarchico e grave violazione dei doveri del lavoratore nel rapporto con i colleghi». Il comportamento tenuto verso la clientela contribuisce «a ledere irrimediabilmente il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore, e quindi a legittimare il licenziamento per giusta causa». Il dipendente è stato anche condannato a pagare a Unicoop le spese di lite, per 2.295 euro.
(p.s.)
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