Il Tirreno

Grosseto

Floramiata nella bufera

Asta deserta, a rischio i 17 milioni dei certificati bianchi

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PIANCASTAGNAIO. Niente partner per Floramiata, l’azienda florivivaistica di Piancastagnaio dichiarata fallita lo scorso ottobre: va deserta anche la seconda asta. E mentre la giudice Marianna Serrao del Tribunale di Siena prende atto che di buste con offerte non ce ne sono, il sindaco di Piancastagnaio Luigi Vagaggini si leva parecchi sassolini dalla scarpa, puntando il dito specialmente contro la Flai Cgil, dicendo chiaro e tondo ciò che da tempo si vociferava nei corridoi: «Se il sindacato – ha detto Vagaggini nel corso di una conferenza stampa – pensa di scaricare le colpe di questa situazione sul Comune, sarà bene che cambi verso. Perché è stata proprio la Cgil che frettolosamente ha premuto per il fallimento dell’azienda che se invece si fosse aspettato sei mesi, forse oggi sarebbe salva grazie ai certificati bianchi del valore di 17 milioni».

È proprio sulla questione certificati bianchi che si consuma l’ultimo atto del dramma Floramiata. Infatti, Claudio Giuggiari, segretario senese Cgil, pur senza fare il nome di Vagaggini, ma alludendo alle sue presunte responsabilità, ha definito “inaccettabile” legare le sorti di Floramiata ai certificati bianchi e ha invocato un vero progetto industriale per l’azienda: «In questo modo – si scalda il sindaco – la Cgil è voluta arrivare a un fallimento. Ma quei certificati dell’importo di 17 milioni di euro, che il Tar ha attribuito ora a Floramiata, non si sa se potranno essere riscossi, essendo l’azienda fallita. Se avessimo aspettato, ora con quei soldi sarebbero stati ripianati tutti i debiti dell’azienda».

Ma non c'è solo questo.«Non difendo certo, come pare voler far intendere il sindacato, il proprietario Montanari che ha evidenti responsabilità nella gestione aziendale», incalza Vagaggini. «Ma dico solo che si è trovato in difficoltà quando, volendo liberarsi di alcuni di quei 32 impiegati di Floramiata, ha avuto la strada sbarrata dai sindacati, in primis la Cgil. Ma a fronte di 200 dipendenti operai, credo che balzi agli occhi il numero esorbitante di 32 impiegati».

Vagaggini rammenta anche che lui stesso, con gli altri sindaci dell’Unione Amiata Val d’Orcia aveva chiesto una sospensiva di sei mesi per il fallimento: «Bastava-dice-attendere la sentenza del Tar. Invece si è sprecata un’occasione da 17 milioni. E se Floramiata frana, frana tutta l’Amiata».

Opinione adesso ancora più stringente dopo la sentenza del Tar per il quale quei 17 milioni sarebbero davvero spettati a Floramiata. E Vagaggini pungola ancora Giuggiari e Cgil: «Dicono che l’idea di coltivare cannabis per usi terapeutici fu una “miracolosa” iniziativa del Comune in cerca di un “eldorado”. Ricordo a Giuggiari che al convegno in cui si parlò di cannabis non solo parteciparono Terrosi e Dallai, entrambi Pd, ma mandò un messaggio lo stesso presidente Enrico Rossi. L’eldorado, dunque, mi pare non solo terra comunale, anzi».

E alla Cgil che parlava di “razzismo territoriale” perché il sindaco aveva voluto che nei corsi di formazione dell'azienda fossero inseriti prima di tutto i residenti a Piancastagnaio, replica: «È compito e dovere di ogni sindaco cercare lavoro per la propria comunità».

Insomma un polverone. Ma Vagaggini è intransigente: «Bisogna ricreare un’azienda competitiva, senza assistenzialismi e pressioni sindacali. Se si riparte poi si cresce. Piuttosto il dramma è adesso. Gli ammortizzatori sociali sono finiti e che ne sarà dei lavoratori?».

Intanto è stato prorogato l’esercizio provvisorio dell’azienda e l'incarico al curatore fallimentare Gianni Sismondi, fino a fine ottobre. Solo allora si saprà se e quando arriverà una nuova asta. (f.b.)

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