Il dolore
Bonifazi lascia, i problemi restano
L’ex sindaco cessa anche l’incarico di presidente della Provincia: «Sono preoccupato per i tagli, i lavoratori e i servizi»
GROSSETO. Ieri mattina ha disdetto le assicurazioni sulla responsabilità patrimoniale e sulla tutela legale e peritale legate all’attività di amministratore pubblico. «Ne ho fatta una nuova che mi copre nei prossimi cinque anni, tante volte arrivasse qualche avviso di garanzia. Visto come è andata nel 2014, non si sa mai». Nel 2014 Emilio Bonifazi era stato eletto presidente della Provincia da 12 ore quando gli piombò addosso l’avviso di garanzia per il crollo del ponte sul Rattaiolo, di proprietà della Provincia. Inconvenienti che un amministratore pubblico deve mettere in conto. Da ieri è un libero cittadino, un professore dell’Agrario Leopoldo II di Lorena, un padre e un marito. Dopo aver passato il testimone di sindaco di Grosseto ad Antonfrancesco Vivarelli Colonna, lunedì è cessato anche il suo mandato di presidente della Provincia, alla cui guida è subentrato il vicepresidente – figura introdotta con lo statuto approvato a maggio – Andrea Benini, sindaco di Follonica.
Perché ha lasciato?
«Non sono state dimissioni, ma la naturale scadenza. Viviamo in un momento transitorio per le Province, non c’è una disciplina approfondita sul da farsi. Il timore era che, non essendo io più sindaco di Grosseto, i miei atti potessero essere nulli. Con il segretario generale Ubaldino abbiamo guardato come hanno agito in altre Province e la soluzione è stata che nel primo consiglio provinciale utile l’assemblea prendesse atto della decadenza del presidente e che il vice, l’attuale sindaco di Follonica, subentrasse fino alle elezioni».
Quando si terranno?
«Per una questione di economicità abbiamo deciso di riunire in un solo giorno le elezioni del presidente e del consiglio, che sarebbero cadute a un paio di settimane di distanza. Si terranno la seconda domenica di ottobre».
Elezioni per un ente destinato a chiudere?
«Se le votazioni non fossero un esercizio di democrazia si potrebbe parlare di beffa. Ma non è l’unica...».
Si spieghi meglio.
«Lunedì il consiglio provinciale doveva approvare il bilancio e la surroga di alcuni consiglieri che sono decaduti dopo le elezioni comunali, cioè Daniela Piandelaghi e Pietro Migliaccio. Le surroghe non si sono poi potute fare perché delle tre persone nella lista del Pd due non sono più consiglieri comunali e una ha rifiutato. Ma, al di là di questo, il problema vero è che non si è potuto approvare i bilancio, nonostante fosse pronto, in pari e fatto dopo tanti sforzi».
Cosa è successo?
«La legge di stabilità prevedeva un prelievo dai bilanci delle province di 1 miliardo nel 2015, che per Grosseto erano 8 milioni di euro, di 2 miliardi nel 2016, per noi quindi 16 milioni, e di 3 milioni nel 2017, cioè 24 milioni di euro per Grosseto. Eravamo lo stesso riusciti a chiudere il bilancio in pari, usando anche un avanzo di amministrazione, ma garantendo i soldi per la manutenzione dei 40 plessi scolastici degli istituti superiori e dei 1.833 chilometri di strade provinciali».
E cosa è andato storto?
«È successo che il decreto legge 113 del 2016, in discussione in Parlamento, ha incrementato il prelievo per la Provincia di Grosseto di 3 milioni di euro. E con un bilancio sul fil di lana, ha mandato all’aria tutto. Nonostante il decreto sia ancora in discussione, non avremmo potuto avere parere di regolarità tecnica, perché il Ministero dell’Economia e delle finanze ci aveva già mandato la tabella per fare i calcoli».
È lo stesso motivo che ha spinto i dipendenti della Provincia a mobilitarsi.
«Il decreto 113 manda la Provincia in dissesto finanziario e questo momento diventa ancora più delicato. Per non parlare del 2017, quando è previsto un prelievo di 24 milioni. Se si pensa che le entrate della Provincia sono 25 milioni, praticamente nel 2017 non ci saranno soldi».
Incertezza che si somma a quella sul futuro dell’ente.
«Se viene meno la Provincia, le competenze sui plessi delle superiori e sulle strade provinciali ricadono sui Comuni, che non hanno le risorse necessarie per occuparsene. Il Comune di Grosseto deve già occuparsi di 500 chilometri di strade comunali, di 300 chilometri di marciapiedi e di 46 plessi. Questo è il dramma degli enti locali».
E se non ci riescono?
«Il problema sono i famosi 6 miliardi da prelevare in tre anni alle Province che il governo ha stabilito con l’Unione europea. L’Ue ha detto all’Italia: se non riuscite a fare questi tagli, aumentate l’Iva e le accise sui carburanti. Quindi a pagare saranno i cittadini».
Con che stato d’animo lascia i suoi incarichi?
«Mi auguro tutto il bene possibile per la mia città, ma se non cambiano le cose, sarà dura».
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