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il partigiano loris

Perse uno zaino nel ’44 due amici glielo riportano

di Maria Lardara
Perse uno zaino nel ’44 due amici glielo riportano

PRATO. In quello zaino verde di tela resistente, consumato dal tempo, c’era tutta la sua vita: una grande coperta per trovare riparo, qualcosa da mangiare e un po’ da bere. L’essenziale per...

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PRATO. In quello zaino verde di tela resistente, consumato dal tempo, c’era tutta la sua vita: una grande coperta per trovare riparo, qualcosa da mangiare e un po’ da bere. L’essenziale per sopravvivere, sul crinale della linea Gotica e per suonarle ai nazifascisti.

Era uno zaino a sei tasche per caricatori da 42 pallottole. Loris, nome di battaglia Piero, storpiato in “Pier” dagli inglesi, se l’era fatto cucire apposta. Il suo “giubbotto”, come lo chiamava, non lo rivedeva da 72 anni, da quando alla fine del 1944 lo riconsegnò a Modena al comando alleato. Lo ha ritrovato ieri mattina, nella sede dell’Anpi di piazza San Marco, ed è stato subito un sussulto al cuore, un vortice di emozioni e ricordi sepolti e risvegliati da quell’oggetto.

Era in un sacchetto arancione, il dono di due giovani di Follonica e Santa Croce sull’Arno che, in una sabato mattina di metà luglio, hanno deciso di venire a Prato per restituire quel cimelio di guerra al suo legittimo proprietario. Ma il partigiano Loris, classe 1926, non lo sapeva. Non poteva immaginare che Andrea Bendoni e Marco Brandolini, l’uno di Follonica e l’altro di Santa Croce, amici appassionati di ricerche storiche, fossero lì per lui.

«Loris, questi due ragazzi hanno qualcosa per te», ha esordito la presidentessa dell’Anpi provinciale Angela Riviello che ha organizzato l’incontro a sorpresa. E giù con le lacrime quando Loris Pacini, quasi 90 anni, ha toccato con mano il suo giubbotto.

Vai a sapere il carico di dolore contenuto in quel pezzo di stoffa e di vita del 1944. Il nome sulla parte superiore dello zaino non poteva ingannare. “Loris Pacini, Firenze-Prato. Si legge anche una frase da cui è possibile recuperare solo due parole: «giorni tristi».

Settembre 1944, Prato era stata da poco liberata. A Loris e ad altri otto partigiani viene chiesto di proseguire verso l’avanzata degli Alleati sulla Gotica. «Eravamo tutti ragazzi di 16-17 anni, facevamo gola ai fascisti che cercavano giovanissimi da arruolarle. Da lepri eravamo diventati dei cacciatori. Le armi mi furono date dal comando inglese, avevo un mitra a canna corta, modello Sten». Fu durante il tragitto verso l’appennino modenese, all’altezza di Vidiciatico, che Loris incontrò sulla sua strada Enzo Biagi, all’epoca partigiano della brigata Giustizia Libertà. «Da Modena tornai nudo, senza armi, e con un grande vuoto interiore»: il racconto di Loris vibra nella grande sala dell’Anpi, al quinto piano di un edificio in piazza San Marco. Accanto a Loris c’è la presidentessa Angela Riviello e il suo vice Fiorello Fabbri, un altro che la Resistenza l’ha fatta.

I grandi occhi blu di Loris fissano lo zainetto in mezzo al tavolo, spuntato sei mesi fa da una bancarella di un quartiere fiorentino non precisato. Andrea di Follonica, di professione impiegato, l’ha recuperato dalle mani di Claudio, un amico di Firenze. Sono tutti appassionati di ricostruzioni storiche, così come Marco, l’altro amico. Un mese fa hanno telefonato alla sede dell’Anpi pratese, dove aver digitato su Google il nome di Loris Pacini. Che inevitabilmente rimandava a Prato. «Eravamo qui fuori dall’orario di apertura – racconta la presidentessa dell'Anpi – Andrea ha chiesto di parlare con Loris». E Loris si è palesato in un incontro per nulla scontato. «La nostra passione – spiegano Andrea e Marco – ci ha portato nel corso degli anni a raccogliere tante testimonianze del passato ma non è facile trovare ancora in vita i proprietari di questi oggetti. Nel caso di Loris, farsi raccontare in prima persona come è stato vissuto l’oggetto fa venire la pelle d’oca». Marco e Andrea hanno ricevuto in dono un volume a cura del professor Marco Palla, “Storia dell'antifascismo pratese”, con una sua dedica speciale e l’autografo di Loris, anzi di Pier: «Ragazzi di ieri e oggi tra ricordi ed emozioni».

(m.l.)

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