Attenzione
Anche Selva ce l’ha fatta Le Poste restano aperte
SANTA FIORA. Il Tar della Toscana, con sentenza del 15 luglio, salva anche Selva, che riavrà il suo ufficio postale. Una nuova vittoria della gente che, per vedere riconosciuto il diritto universale...
SANTA FIORA. Il Tar della Toscana, con sentenza del 15 luglio, salva anche Selva, che riavrà il suo ufficio postale. Una nuova vittoria della gente che, per vedere riconosciuto il diritto universale di avere le Poste, si era affidata all’amministrazione comunale la quale, come tutti gli altri comuni scippati di uffici e servizi, aveva presentato ricorso al Tar. I Comuni volta per volta erano risultati vincitori in una causa che ha restituito gli uffici ai paesi e ai borghi.
Anche la storia di Selva, frazione di Santa Fiora, comincia col provvedimento datato 4 febbraio 2015 di Poste Italiane che preannuncia che dal successivo 13 aprile avrebbe chiuso l’ufficio postale di Selva in via Provinciale Azzarese, 66.
Il Comune di Santa Fiora, agendo in nome degli interessi della collettività, presenta ricorso. La controversia si inscrive all’interno di un folto contenzioso promosso, con separati ricorsi, da numerosi Comuni toscani interessati da analoghe comunicazioni di chiusura o rimodulazione dell’orario di apertura di uffici postali all’interno dei rispettivi territori, tutte recanti la data del 4 febbraio 2015 e la medesima decorrenza dal successivo 13 aprile.
La sezione del Tar che ha già avuto modo di pronunciarsi su uno dei ricorsi precedenti, ripropone per Selva, stante la perfetta sovrapponibilità di contenuti, la sentenza 337 del 25 febbraio 2016. In quella sentenza il Tar ricorda che «la disciplina comunitaria e quella nazionale assegnano particolare rilievo alle esigenze degli utenti del servizio universale, evidenziando l'obbligo del gestore di garantire il rispetto delle esigenze essenziali, di offrire agli utenti, in condizioni analoghe, un trattamento identico». Si riconosce all’ufficio postale «un ruolo fondamentale nella funzione di coesione sociale ed economica sul territorio nazionale».
Per quel che riguarda, invece, il punto sull’economicità invocata da Poste come criterio per la chiusura dell’ufficio, il Tar non si pronuncia. «Il collegio – si legge nella sentenza – ritiene di non dover prendere posizione su questa problematica, pur convenendo sul fatto che in una fase di mercato caratterizzata da una forte contrazione dei volumi, in un contesto in cui assume rilievo l’esigenza di contenere gli oneri del servizio universale a garanzia della sua sostenibilità futura la rimodulazione del servizio attraverso la soppressione di taluni uffici possa legittimamente essere condotta a compimento da Poste».
Quindi, si intende, il criterio potrebbe valere, ma solo a patto che alla base della desiderata razionalizzazione vi sia tra Poste e Comuni un fattivo dialogo. Passaggio che non c’è stato, secondo il Tar che annota come Poste non abbia avviato «l’ampio processo di dialogo con le istituzioni locali indispensabile per l’analisi di dettaglio dei territori in relazione agli interventi di attuazione del Piano».
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