Il Tirreno

Grosseto

Dall’India all’Amiata, suor Shalet studia per il prossimo

Fiora Bonelli
Suor Shalet Kakkaeiriyil Peter
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Suor Shalet Kakkaeiriyil Peter

Missionaria in Africa, poi diciassette anni a Pisa, a 40 anni prednde il diploma e si prepara all'università

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ARCIDOSSO. Shalet Kakkaeriyil Peter: esito finale dell’esame positivo con punteggio di 68/100. Spicca il lungo nome di Shalet nella lista dei sedici ragazzi che hanno ottenuto la maturità nella 5ª sezione B del liceo delle scienze umane di Arcidosso.

Schalet è una suora indiana e questo diploma l’ha voluto con le unghie e coi denti. «Ma l’hanno voluto soprattutto le mie superiori – dice lei – e io ho obbedito con tanto impegno».

Dietro quel nome e dietro quel voto c’è una bella storia, quella di una suora quarantenne che arriva dal Kerala, sud dell’India, che Shalet ha lasciato da oltre vent’anni, quando ha promesso obbedienza a Dio e si è fatta monaca nell’ordine delle suore francescane figlie di Nazareth.

«Dopo qualche anno di missione in Africa – racconta – mi sono trasferita a Pisa, dove sono stata per diciassette anni. È qui che la madre generale Brigitte ha voluto che cominciassi a studiare scienze umane. L’ho fatto e ho seguito per quattro anni dei corsi on line. Poi, però, è arrivato il momento di prendere la maturità e dovevo frequentare materialmente la classe quinta. Abbiamo cercato una scuola che potesse accogliermi e grazie a un amico che abita a Arcidosso, il professor Giovambattista Corallo che ha insegnato a lungo al liceo arcidossino, abbiamo chiesto se la scuola amiatina poteva accettarmi. La madre superiora, dunque, ha preso i contatti con la scuola e la risposta è stata positiva. Per questo mi sono trasferita nella casa di riposo del paese amiatino gestita dalle suore e anche io ho cominciato a lavorare qui coi cinquanta anziani, quasi tutti non autosufficienti. Lavoro e studio quotidiano».

Suor Shalet racconta e sorride. Un sorriso luminoso e aperto, una capacità di comunicare immediatamente con l’interlocutore che deve essere stato il passepartout che l’ha fatta diventare tanto amata nella classe. «Ho 40 anni – dice – e credevo di trovarmi in difficoltà coi ragazzi e le ragazze che di anni ne hanno diciotto diciannove. Invece non è stato così. Si è creato fra noi un feeling immediato. Io ho fatto loro da mamma. Passavo a chi restava indietro gli appunti, prendevo le fotocopie per chi era assente, sono stata vicina ai più deboli che avevano bisogno di una mano. Anche coi professori ho trovato subito la maniera giusta di rapportarmi. Sono stati bravissimi. Io ci ho messo tutto il mio impegno e anche loro lo hanno fatto. Una bella scuola questo liceo, che ci mette il cuore coi ragazzi. È stato un anno bellissimo, fra lavoro alla casa di riposo e lavoro scolastico. Tanti amici e tanta voglia di arrivare preparata a questo esame».

Shalet ha superato bene l’esame. «Ho fatto bene gli orali e il compito di italiano, ma mi resta un rammarico. Quel voto, 68/100, che non è un gran voto e ho chiesto conto alla commissione. Mi è stato detto che, sebbene avessi fatto gli esami in modo lusinghiero, tuttavia non avevo alle spalle una vera e propria storia scolastica. I quattro anni on line non fanno punteggio, insomma, mi è mancato un curriculum. Per cui nel voto non hanno potuto essere calcolati i crediti storici. Ma non fa niente. Si vede che Dio ha voluto così». Racconta e sorride, con le mani intrecciate e pare pregare, anche quando parla e spiega i progetti futuri. «La madre generale – racconta la religiosa – vuole che continui a studiare all’università. Mi sono già arrivate due lettere: una da Firenze per la facoltà di scienze dell’educazione e una da Grosseto per la facoltà di scienze infermieristiche. Abbiamo optato per Firenze, perché la congregazione ha bisogno di maestre e io potrei diventarlo se vado avanti con lo studio». E chiude: «Spero di trovarmi bene come mi sono trovata qui. Bisogna sentirsi bene accolti e amati. È vero che tocca a noi stranieri integrarci, ma l’integrazione dà buoni frutti solo se c’è cuore da entrambe le parti. Come è stato ad Arcidosso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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