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Tari-beffa, le imprese pagano due volte

di Enrico Pizzi
Tari-beffa, le imprese pagano due volte

Oltre il 50% dei comuni computa nel calcolo anche i rifiuti speciali che non vengono neppure ritirati da Sei Toscana

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GROSSETO. Pagare la Tari tra le più alte in Italia, con tariffe che, peraltro, sono cresciute del 15% negli ultimi due anni, e dover pagare anche per smaltire i rifiuti speciali prodotti dalla propria azienda. Confindustria Toscana Sud ha resi noti i risultati di uno studio che mostra come, nelle province di Grosseto, Siena e Arezzo, la maggior parte dei Comuni spalmi il costo complessivo del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti in parte sulle famiglie e in parte sulle imprese, applicando la Tari anche a quelle superfici aziendali nelle quali si producono rifiuti speciali. Tutta colpa - questa la denuncia di Confindustria - dei regolamenti comunali che, appunto, assimilano i rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani tenendo conto solo delle caratteristiche qualitative e non del criterio quantitativo, con il risultato che in circa il 70 per cento dei Comuni delle tre province si tiene conto, ai fini del calcolo della Tari, dell’intera superficie aziendale, senza scorporare quella in cui si producono rifiuti speciali che, anche se di qualità simile ai rifiuti urbani, per la loro quantità non possono essere ritirati dal gestore Sei Toscana.

Lo studio è stato illustrato dal responsabile dell’ufficio ambiente di Confindustria Toscana Sud, Mario Berardini e dal presidente Andrea Fabianelli. L’obiettivo è evitare che le imprese siano sottoposte a un duplice onere per lo smaltimento dei rifiuti. D’altra parte Confindustria fa notare che le norme nazionali prevedono che le aree produttive dove di regola si formano rifiuti speciali, tossici, o nocivi al cui smaltimento provvedono a proprie spese i produttori stessi, non debbano essere soggette alla tassa sui rifiuti. Un principio che nel 2014 è stato confermato e ribadito anche in una risoluzione del ministero dell’economia e delle finanze e avvalorato da un consolidato orientamento della magistratura.

Confindustria Toscana Sud ha effettuato una ricerca sui regolamenti comunali e la loro conformità alle norme nazionali vigenti soprattutto nella parte in cui definiscono la materia dell’assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani e ha rilevato che meno di un terzo dei Comuni delle province di Arezzo, Grosseto e Siena risulta aver assimilato correttamente i rifiuti speciali non pericolosi agli urbani.

La provincia di Grosseto ha una situazione migliore rispetto alla media, con poco meno della metà dei Comuni in regola, e tra questi - cosa non irrilevante - il capoluogo e i Comuni più grandi, come Follonica e Orbetello.

Gli industriali avevano sollecitato, più di un anno fa, i Comuni a verificare l’adeguatezza dei loro regolamenti, ma risposte significative non ne sono arrivate. Adesso Confindustria torna alla carica chiedendo un dialogo ai Comuni, prima di passare alle carte bollate, dal momento che potrebbero essere promosse anche azioni collettive a tutela degli imprenditori.

I maggiori costi per lo smaltimento dei rifiuti, infatti, danneggiano le imprese da un punto di vista della competitività sui mercati. Ma lo studio ha mostrato anche che il costo della Tari per le utenze non domestiche dal 2013 al 2016 è cresciuto del 15%, così come risultano essere cresciuti sia i costi del servizio per abitante che i costi del servizio per tonnellata (+13%) tra il 2013 e il 2014.

Il passaggio al gestore unico, dunque, non sembra avere portato i benefici promessi, anzi. E le richieste degli industriali rischiano di veder spalmare sulle famiglie la percentuale di costo del servizio che le imprese non dovrebbero pagare. Per Fabianelli la soluzione è una sola. «Dico quello che fa un imprenditore tutte le mattine: si alza e cerca di studiare un modo per abbattere i costi di produzione. Sarebbe bene che lo facesse anche chi si occupa dei rifiuti».

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