Italia
Giannutri sicura, ecco le boe per il diving
Il Comune di Isola del Giglio ha rilasciato la concessione demaniale all’Ente Parco: parte l’iter
GIANNUTRI. A breve il Parco dell’Arcipelago posizionerà le boe per i diving intorno all’isola di Giannutri. Lo annunciano il presidente Giampiero Sammuri e il consigliere dell’Ente Parco Stefano Feri, rispondendo a Legambiente, che qualche giorno fa aveva denunciato la pratica dell’ancoraggio di imbarcazioni con subacquei a pochi metri dagli scogli (la distanza minima dovrebbe essere cento metri), quindi su fondali bassi e rocciosi. Quest’ultima operazione per poter effettuare le operazioni di immersioni in totale sicurezza, ma al tempo stesso provocando lo sfregamento delle ancore sui fondali, con danni all’ecosistema marino composto da alghe incrostanti, briozoi, spugne che creano una bio-costruzione in grado di offrire riparo a numero specie.
«Di recente - spiega il consigliere gigliese Stefano Feri - l’Ente Parco, in accordo con il Comune di Isola del Giglio, ha iniziato a lavorare ad alcune azioni proprio nella direzione auspicata da Legambiente. Al termine di un laborioso percorso autorizzativo infatti, il Comune di Isola del Giglio ha rilasciato la concessione demaniale all’Ente Parco per il posizionamento di alcune boe destinate all’attività di diving. È stata effettuata la selezione del soggetto che dovrà installarle e a breve inizieranno i lavori per il loro posizionamento. Probabilmente l’entrata in funzione dell’intero sistema, sullo stile di quello già collaudato per Pianosa, si attuerà nel 2017, ma come anticipato dalla stessa Legambiente, dopo venti anni, qualcosa di concreto si è mosso».
Non finisce qui. Le tutele, per quanto riguarda il mare che circonda Giannutri, sono molteplici.
«Abbiamo installato da poco - sono parole del presidente Giampiero Sammuri - un avanzatissimo sistema di telecamere che copre il perimetro dell'isola, attraverso il quale sarà possibile monitorare ogni tipo di attività. Gli effetti positivi sono facilmente intuibili e non si limitano solo al controllo. Il parco, in pratica, si è dotato di una propria rete che copre l’intero arcipelago toscano, con tanto di frequenze dedicate e collegamenti con le diverse sale operative».
Ma a Giannutri, sulla perimetrazione a mare intorno all’isola, c’è anche da rivedere qualcosa.
Per esempio davanti alle due cale principali - Maestra e Spalmatoio - ci sono due coni di mare libero, nel quale è possibile fare qualsiasi tipo di attività lecita, compresa la pesca industriale, a diretto contatto addirittura con le zone 1 a tutela integrale.
«Anche su questo, sempre in stretto contatto con il Comune di Isola del Giglio - aggiungono Sammuri e Feri - stiamo valutando l’ipotesi di una rivisitazione dell’area marina attorno a Giannutri, sullo stesso schema seguito per Capraia, così da porre rimedio alle problematiche di Cala Spalmatoio e Cala Maestra, con l'obiettivo di aggiornare il sistema di protezione e fruizione secondo i mutati tempi».
Infine i vertici del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano ricordano che il Corpo forestale dello Stato effettua continuamente azioni di vigilanza a mare tramite la squadra nautica dedicata e che l’Ente Parco sostiene questo tipo di attività di controllo.
«La vicinanza dell’isola alla terra ferma - conclude Sammuri - è un ulteriore elemento di criticità, in quanto moltissime imbarcazioni di ogni tipo e misura vi arrivano con semplicità e frequenza dai porti vicini. Condividiamo quindi le preoccupazioni espresse da Legambiente, ma ribadiamo che il Parco (grazie anche al dialogo con il Comune del Giglio) sta facendo quanto possibile per rispondere in modo strutturato alle problematiche di Giannutri, sia a mare che a terra».
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