Il Tirreno

Grosseto

Quelle antiche terme di strepitosa bellezza

di Fiora Bonelli

A Colle Massari affiora un “calidarium”: eccolo visto dal drone

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CINIGIANO. Emergono dalla campagna di Colle Massari, a Cinigiano, splendide terme romane. Ma c’è da scoprire ancora molto, in un sito in continua evoluzione e definito “misterioso” dagli stessi archeologi, che nella prossima campagna che ricomincerà il primo agosto, proveranno a fotografare un’altra tessera di questo eccezionale complesso termale intrigante e suggestivo.

Gli scavi alle terme di Santa Marta si sono conclusi alcuni mesi fa e hanno riportato alla luce i bagni di acqua termale dove andavano a refrigerarsi i nobili romani della villa di Colle Massari. Ora si ricomincerà a scavare il primo agosto fino al 26 e di nuovo si aspetta con trepidazione, perché le varie campagne che si susseguono da oltre 10 anni, hanno svelato Cinigiano come un paese di tesori nascosti, una nuova terra delle meraviglie di cui il “calidarium” (terme) pare essere la gemma più preziosa. Le terme impiantate nel sito di Santa Marta raccontano una storia complessa, per comprendere la quale «è intervenuta la Fondazione Bertarelli, incuriosita dalle ricerche che gli archeologi dell'Università di Siena stavano conducendo dal 2007 grazie al progetto Carta archeologica della Provincia di Grosseto- fa notare lo stesso team di ricercatori - e che ha deciso di acquistare un pezzo di terreno, dove poter subito iniziare gli scavi».

Un sito promettente, quello di Santa Marta, appunto. «L’area archeologica è stata recentemente rilevata da droni ultima generazione - rammenta Marianna Cirillo, una delle anime di tutte le campagne di scavo- e il prossimo agosto riprenderemo a indagare proprio dal calidarium (l’area termale)».

L’area archeologica di Santa Marta è un puzzle di aree riconducibili ad un deposito di epoca romana e a un'area cimiteriale di epoca romano-repubblicana (II-I secolo a.C) che si sviluppa fino al XVII secolo d.c. Una villa che pur avendo caratteristiche di grande rappresentanza nel primo periodo imperiale romano viene abbandonata. Al suo posto si impianta un complesso termale, con un edificio di accoglienza e i balnea dotati di pavimenti a mosaico e di un sistema di riscaldamento sotterraneo. I lavori di scavo hanno portato alla luce addirittura due complessi termali che si estendono per 900 metri quadrati: «Il primo, purtroppo, tagliato da un fossato degli anni ’60, è costituito da un ingresso monumentale porticato con aula di ricevimento attraverso il quale si accedeva, verosimilmente, ad un cortile interno che dobbiamo ancora indagare», spiega Marianna Cirillo.

Da qui si accedeva all’area termale vera e propria, costituita da uno spogliatoio, da un frigidarium, e quindi da due ambienti diversamente riscaldati. Gli scavi hanno portato alla luce le intercapedini che permettevano il passaggio di aria calda da sotto al pavimento fino ai bagni, con colonnette e tubuli. L’acqua termale arrivava da due cisterne e «la loro posizione- osservano i ricercatori- sembra suggerire che esse siano in relazione con un altro edificio termale, portato in luce almeno per metà e che, si ipotizza, dovrebbe coprire una superficie di altri 500 metri quadrati. Resta ancora da chiarire se l’intero complesso sia il frutto di una serie di aggiunte o piuttosto di un unico programma costruttivo», si osserva. E si fa strada l’idea di una diversa destinazione: che la prima area termale sia stata ad uso privato e l’altra a uso pubblico, oppure una riservata agli uomini e l’altra alle donne. È con la fase tardo antica, nel V secolo d.c, che gli spazi che ospitavano i bagni vengono destinati ad altro. E il sito, come stanno dimostrando gli scavi, continua a vivere anche nell’alto medioevo, epoca in cui l’interesse collettivo si sposta verso il culto religioso. E infatti gli archeologi hanno individuato a Santa Marta un significativo complesso ecclesiastico: la pieve di Sant’Ippolito a Martura (1188), che ha cominciato a rivelare la sua presenza e la sua planimetria agli infaticabili ricercatori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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