Il Tirreno

Grosseto

Pecore sbranate ma niente rimborso

di Fiora Bonelli
Pecore sbranate ma niente rimborso

Predatore in azione a Monte Labro: un capo disperso e l’altro a brandelli, tanto che si sono cancellati i segni dei morsi

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ARCIDOSSO. «Danno, malanno e l’uscio addosso». Mai proverbio fu tanto azzeccato per l’ennesima predazione al gregge di Giacomo Franceschelli: una pecora sbranata e una dispersa, non ritrovata dall’allevatore. È successo a Monte Labro, dove il noto allevatore abita e tiene parte del gregge. «Ma tanto – commenta il pastore – dove sono sono. Le pecore me le attaccano sia a capanne dove le tengo al pascolo, nel comune di Roccalbegna e qui a Monte Labro, vicino al podere dove risiedo. È un dramma».

Il fatto è successo domenica ma Franceschelli si è accorto della mancanza delle due pecore solo lunedì mattina, quando i cani le hanno riportate davanti all’ovile. All’appello ne mancavano due. «Una l’ho ritrovata subito – spiega Franceschelli – dilaniata dai predatori e l’altra, che mancava quando le ho contate, non l’ho più reperita nel pascolo. Ma quel che più mi fa arrabbiare è che la pecora ritrovata era talmente dilaniata che non risultavano più visibili i buchi nel collo. E così i veterinari hanno potuto solo accertare la morte, senza specificare la causa. Così per nessun risarcimento potrà essere chiesto».

Alla pari di quella dispersa che non essendo controllabile, naturalmente non può essere conteggiata. «Comprendo le motivazioni dei veterinari – dice – ma non posso che lamentarmi di questo che penalizza tutti noi allevatori».

In effetti quanto segnalato da Franceschelli rientra nelle linee guida che regolano i comportamenti deontologici dei veterinari. I quali se non constatano la causa evidente della morte, non possono rilasciare alcuna certificazione in merito alla causa predatoria che l’ha provocata. Questa, comunque, è una delle tante ragioni per cui gli allevatori si sentono tartassati.

«Non ne possiamo più – aggiunge Franceschelli –. Io non mi salvo, nemmeno coi cani. Due cuccioli mi sono spariti pochi giorni fa e questi che mi restano a guardia del gregge sono giovani e non ce la fanno a fronteggiare i predatori. E poi spese su spese dobbiamo sostenere. Per esempio, l’ultima disposizione per cui dobbiamo frugarci in tasca è che tutte le pecore nate dal 2010 devono essere inserite nella banca dati della Asl, altrimenti in caso di predazione, se la pecora non è nella banca dati non viene risarcita. Ma c’è da sapere che iscrivere un capo alla banca dati costa 50 centesimi. E per chi ha centinaia di capi non è uno scherzo. Anche perché quando un capo sparisce bisogna fornire il numero della pecora e per fare questo ogni volta bisogna riprendere i numeri di tutto il resto del gregge, per vedere quello che manca. Per fare prima occorre un lettore di microchip. Naturalmente le apparecchiature sono a carico dell’allevatore».

La questione della banca dati la solleva anche Franco La Barba, allevatore di Roccalbegna. «La mia azienda sta traballando – dice – e non ho potuto iscrivere le mie pecore alla banca dati perché occorrevano circa 150 euro. Io non ce l’ho», chiude.

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