Sicurezza
Vuole rifare Porta Vecchia e le Belle Arti lo ignorano
Da otto mesi Riccardo Colasanti attende un cenno dalla soprintendente Mazzini. Appello al sindaco: «Io ci metto volentieri i soldi, lei ci faccia sedere a un tavolo»
GROSSETO. C’è un imprenditore che vuole investire i suoi soldi per ristrutturare uno dei luoghi di maggior pregio della città: Porta Vecchia. Sono otto mesi che aspetta il via libera dal Comune, ma soprattutto dalla Soprintendenza per i beni architettonici, e – pardon per la franchezza – nessuno se lo fila.
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L’investitore. Riccardo Colasanti, 39 anni, rappresentante della quarta generazione di una delle più note famiglie grossetane di commercianti, ci riprova. E questa volta lo fa con un accorato appello al neo sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e al suo vice, nonché assessore con delega alle Mura, Luca Agresti: datelo voi un calcio all’impasse, chiede in sostanza l’imprenditore. E indica anche come: sollecitando Vanessa Mazzini, il numero uno delle Belle Arti per la Toscana del Sud, a fissare un incontro nel quale stilare la road map per ridare a Porta Vecchia l’antico splendore. Una buona parte dei soldi li mette lui, ma vuole sapere se, cosa e come può fare. Grosseto ha un imprenditore che si mette le mani in tasca per investire nella cosa pubblica, per ridare dignità a uno dei luoghi-simbolo della città – cosa rara quanto vedere un’araba fenice – e si cincischia. Da nove mesi. Partiamo dall’inizio.
L’inaugurazione. Tutto inizia il 1° ottobre 2015 quando Riccardo Colasanti inaugura nel suo negozio di via Ricasoli, dove un tempo sorgeva l’antica Calzoleria Popolare, un affresco. È un’opera decorativa in stile Liberty. È un augurio per la città, in un luogo caro ai cittadini, la storica calzoleria, appunto: rappresenta la bellezza, la spensieratezza, la fortuna e l’abbondanza. Ed è proprio in questa occasione che Colasanti annuncia la sua idea. «Porta Vecchia è anche nel nostro logo – dice – È un luogo che alla mia famiglia ha dato tanto: ora vogliamo restituire qualcosa». Era stato il bisnonno Domenico Camarri a inaugurare la vendita delle scarpe: e i Camarri avevano aperto il loro primo punto vendita proprio sotto l’arco di Porta Vecchia (nel 2010 acquistano anche il fondo di via Ricasoli, la Calzoleria Popolare). Il 1° ottobre all’inaugurazione c’è anche l’allora sindaco Emilio Bonifazi, che applaude all’idea.
Nove mesi di attesa. Dopo il 1° ottobre, Riccardo Colasanti si mette sotto per realizzare il suo progetto. È un imprenditore e dà valore al tempo. Dopo numerosi solleciti, riesce ad avere un appuntamento a dicembre con il numero uno delle Belle Arti, Vanessa Mazzini, e con Michele Bottai, architetto, in rappresentanza del Comune. «Durante l’incontro – dice – si fece un sopralluogo sotto l’arco di Porta Vecchia. La soprintendente mi disse che si sarebbe fatta carico lei di organizzare un tavolo con esperti dell’Università di Siena, Soprintendenza e Comune, dal quale ne sarebbe uscito un protocollo d’intesa con il dettaglio di cosa io avrei potuto fare». «Da quell’incontro non venni più contattato» dice. In tutti questi mesi Colasanti ha cercato – a più riprese – di far leva sull’architetto Bottai perché favorisse un nuovo incontro con la Soprintendenza: «Lui si è sempre prodigato – dice – ma non c’è stato alcun risultato».
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L’appello. Non c’è vena polemica nelle parole dell’imprenditore, il cui unico intento è raggiungere l’obiettivo. «Mi rivolgo al sindaco Vivarelli Colonna e all’assessore Agresti – dice – Questo progetto per me rappresenta due sfide. La prima: valorizzare un angolo della città a favore del commercio, della cultura e dell’arte, della vita cittadina. La seconda: è una sfida contro i tempi biblici della burocrazia. Come imprenditore sto battendo il capo contro un muro di gomma, ma sono tenace e desidero portare a termine questo progetto». Colasanti dovrebbe sfondare (come si suole dire) una porta aperta: sono stati i cavalli di battaglia della campagna elettorale di Vivarelli Colonna sia la lotta alla burocrazia pro imprenditore che la valorizzazione del centro storico con il coinvolgimento dei cittadini (che è ciò che Riccardo vorrebbe garantire nella messa a punto del progetto). Insomma, lui i soldi ce li mette, voi almeno dategli la chance di impiegarli.
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