Il Tirreno

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Tendono i panni alla Coop

Tendono i panni alla Coop

Il corrimano del parcheggio invaso di abiti ad asciugare

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GAVORRANO. Domenica sera, le 22.30 più o meno, a Bagno di Gavorrano. Una donna passa davanti il piazzale dove è allestito il parcheggio del supermercato Coop e lo trova invaso di abiti lasciati lì ad asciugare. Ma è davvero completamente invaso. Maglie, abiti, pantaloni, lenzuoli, biancheria: tutto ben disposto lungo i corrimano che accompagnano la salita dal parcheggio fino all’ingresso della struttura. Non è una scena che può passare inosservata, soprattutto se parliamo di un centro che conta un migliaio di anime; eppure, non è la prima volta che accade, spiegano i residenti di quella zona. E mentre quel campionario di abiti ad asciugare è finito subito su Internet, il vicesindaco Giulio Querci lancia un’altra volta il suo appello: «Quando capita qualcosa di simile, anziché pubblicare le foto su facebook chiamate chi di dovere». Lui stesso domenica sera intorno alle 23.30, dopo aver visto le immagini sul social, è arrivato nel piazzale della Coop di Bagno per capire cosa stava accadendo.

Ormai però era troppo tardi: maglie, pantaloni e lenzuola erano già state recuperate da quelli che si ritiene essere i legittimi proprietari. Nessuno sa chi siano di preciso: qualche testimone racconta di aver visto un uomo e una donna raccogliere l’intero bucato, senza però riuscire a riconoscerli. «Forse non sono del Bagno» suppone qualcuno. «Forse sono dei turisti» ipotizza qualcun altro. Insomma, sembra difficile risalire ai proprietari di quegli abiti. Querci comunque si è fatto carico della faccenda e ha già parlato dell’episodio con i responsabili di Unicoop, perché tengano alta la guardia. La Coop è proprietaria del piazzale ed è giusto che sia a conoscenza - dice il vicesindaco sul social - Poi è ovvio che né Coop, né i carabinieri o chicchessia può sorvegliare il piazzale ventiquattro ore su ventiquattro: servirebbe un po’ di senso civico nel non commettere certe azioni o nel denunciare chi commette l’atto se lo si vede». Rinnovando quindi l’appello a utilizzare il telefono per segnalare disagi e non per pubblicare foto sui social.

Alfredo Faetti

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