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Nuovo raid dei predatori Sei pecore uccise a Cana

Nuovo raid dei predatori Sei pecore uccise a Cana

Due assalti fulminei, entrambi in pieno giorno, al gregge di Marilena Crociani «Tanti politici avevano assunto impegni in campagna elettorale: che fanno?»

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ROCCALBEGNA. Continuano, nonostante le cifre ufficiali parlino di predazioni dimezzate, le aggressioni ai greggi dalla Maremma all’Amiata. E nella scorsa settimana a Cana (Roccalbegna), in località Castagnolo, nell’azienda agricola di Marilena Crociani, si sono avuti ben due attacchi da predatori.

Il primo attacco è avvenuto mercoledì sei luglio che ha lasciato sul prato del pascolo tre pecore morte. Due sono disperse e non ritrovati neppure i resti. Il tutto è avvenuto nella mattina, dalle 9 alle 10, mentre il gregge era a pascolare.

Un altro attacco è avvenuto sabato, dalle 9,30 alle 10, la mezz'ora in cui le pecore erano state lasciate da sole. Il predatore ne ha fatta fuori una.

«Un gregge di 120 capi – commenta la proprietaria – che in questa maniera farà presto a finire». E non mancano le richieste ai politici: «In campagna elettorale – dice – dei politici avevano preso impegni in merito alle predazioni, anche qui nel mio comune. Capisco che ora è tempo di pensare alle ferie e al mare, però i predatori attaccano ugualmente. La situazione va peggiorando e gli imprenditori agricoli sono sempre più inaspriti nei confronti di coloro che dovrebbero prendere provvedimenti in merito e non fare solo chiacchiere. Se non viene risolto questo problema si mette a rischio la sopravvivenza di molte aziende agricole».

In effetti la situazione sta deteriorandosi in particolare per Roccalbegna, dove dei 12.000 capi ovini registrati alcuni anni fa, prima che iniziasse il fenomeno predatorio, adesso sono rimaste a malapena un migliaio di pecore. E pensare che proprio Roccalbegna, Cana, Vallerona erano e sono location rinomate per il formaggio e tutti i prodotti caseari che rischiano l’estinzione in mancanza di latte locale.

Il sindaco di Roccalbegna Massimo Galli, fra i sindaci che più si sono spesi per fiancheggiare gli allevatori in questa battaglia impari coi lupi e gli ibridi, sbotta: «È davvero l’ora di tirare fuori gli artigli. Qui o se ne vanno i predatori o si dichiara chiusa la partita, perché le pecore stanno finendo. Quando Regione e Governo si accorgeranno del disastro sarà troppo tardi».

E i proprietari dell’azienda del Castagnolo rammentano: «Avevano parlato di catture. Catture di lupi e di ibridi. Da non rimettere in circolazione, s’intende. Ma qui è tutto fermo. Di catture non si parla più e le nostre pecore continuano a morire. Nel silenzio assordante di chi dovrebbe metterci le mani». (f.b.)

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