Il Tirreno

Grosseto

ESTATE TORRIDA

Pinete a rischio incendio

di Giovanna Mezzana
Strada delle Collecchie, la vegetazione nelle vicinanze dell'area di parcheggio "Canova" (foto G. Mezzana)
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Strada delle Collecchie, la vegetazione nelle vicinanze dell'area di parcheggio "Canova" (foto G. Mezzana)

Marina di Grosseto, De Martis (Federconsumatori): «I privati non puliscono il sottobosco, siamo seduti sopra ad una bomba a orologeria». E torna l'incubo del 2012 

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MARINA DI GROSSETO. Macché macchia mediterranea, macché pinete-vanto della Maremma, l’erba è talmente alta e secca da sembrare una savana: e con le temperature di fuoco di inizio estate il cocktail micidiale è pronto per essere servito. Domenica 10 luglio, ex strada statale 322 delle Collacchie: sono le 12.30, abbiamo Marina di Grosseto alle spalle e procediamo verso Castiglione della Pescaia.

Il punto clou. Superato il ponte di Fiumara, le auto dei vacanzieri rallentano. Svoltano a destra imboccando strada della Canova: qui c’è un’area in cui si parcheggia. Sono tutti a caccia di un “buco” dove piazzare le quattro ruote per correre in spiaggia. I veicoli vengono lasciati ovunque: anche lungo un viottolo che corre parallelamente alla strada delle Collecchie, dalla quale è diviso da una striscia di vegetazione.

È qui la savana. Le erbacce sono talmente alte che se un bambino di otto anni ci salta dentro, sparisce (quasi) alla vista. Possibile che a nessuno venga in mente che questa è una bomba a orologeria e che quasi tutti i tratti di pineta, che si aprono a destra e a sinistra della ex statale, sono un campo minato? La musica cambia solo quando si arriva a Castiglione. Giuseppe De Martis suona l’allarme: il presidente di Federconsumatori Grosseto era intervenuto sull’argomento già all’indomani del terribile incendio che il 18 agosto 2012 sconvolse Marina, traumatizzò migliaia di turisti e incenerì una cinquantina di ettari di preziosa pineta.

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«Privati perseguibili». Era il settembre 2012, avevamo ancora negli occhi le immagini del fumo e delle fiamme, e l’allora sindaco Emilio Bonifazi illustrava la mappa delle proprietà del microcosmo pinetato: si scopriva così che dei circa 1.200 ettari di pineta – dal km 28 della strada delle Collacchie a Principina a Mare – 1.000 erano, sono, di proprietà privata; venivano così annunciati obblighi e prescrizioni che tutti i proprietari avrebbero dovuto rispettare: in primis, la pulizia – la “tenuta” – del sottobosco. «I privati hanno l’obbligo di tenere pulite le loro pinete – dice De Martis – ma non lo fanno; eppure per questa mancanza sono perseguibili civilmente e penalmente. E nel caso di loro inadempienza, è il Comune che deve intervenire e occuparsi della pulizia. Contro i pazzi (i piromani, ndr) non possiamo fare nulla, ma possiamo limitare i danni di un eventuale incendio. Se il sottobosco è pulito, una pineta intera non prende fuoco. Ci siamo scordati cosa rischiò nel 2012 l’intero abitato di Marina?».

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Camping e dintorni. Proseguiamo oltre il parcheggio “Canova”, sempre in direzione di Castiglione della Pescaia. Sulla strada, poco dopo, compare il camping village Le Marze. Dalla strada diamo un’occhiata ai tratti di pineta che ci sono sia prima che dopo il campeggio. Sterpaglia, erbacce, rovi: la Natura ha fatto il suo corso e nessuno ci ha messo le mani. Ai bordi della strada ci sono quintali di aghi secchi di pino. «Se lì qualcuno desse fuoco alla miccia – riflette De Martis – immaginiamo che cosa accadrebbe?». Proprio qui (poco prima del camping andando da Marina verso Castiglione) qualche giorno gli sterpi sono andati a fuoco: fortunatamente le fiamme sono state contenute.

Obblighi. Insomma, quegli obblighi che si snocciolavano all’indomani dell’inferno di fuoco del 2012, sono passati in cavalleria? Possibile che la storia non insegni mai? Era il 10 agosto 2013 quando De Martis – di ritorno da Tempio Pausania dove aveva partecipato alla commemorazione delle vittime del rogo micidiale di Curraggia (era il 1983) – si rammaricava: «L’incendio dell’anno passato non ci ha insegnato nulla». Nel frattempo sono passate altre tre estati.

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