Il Tirreno

Grosseto

Mabro: «O restiamo uniti o si rischia davvero il fallimento»

di Francesca Gori
Mabro: «O restiamo uniti o si rischia davvero il fallimento»

Conto alla rovescia per l’assegnazione della società L’appello del commissario a Royal Tuscany per la sede

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GROSSETO. È un conto alla rovescia che sembra non arrivare mai alla fine quello cominciato due giorni fa dopo che i lavoratori della Mabro sono risaliti sul treno, a Roma, dopo aver partecipato alla riunione convocata dal commissario della Prodi bis Paolo Coscione.

Il 26 luglio, se tutto andrà secondo i piani, la società Abbigliamento Grosseto potrebbe passare di mano e in questo modo potrebbe finire l’incubo per i quasi duecento dipendenti rimasti.

Sulla scrivania del giudice Vincenzo Pedone il 7 giugno è stata depositata la relazione del commissario, con le offerte ricevute per rilevare la società. Nell’ultimo mese però le cose sono cambiate e anche quella relazione dove i nomi delle società erano soltanto tre ora deve essere aggiornata: c’è un altro outsider che si è fatto avanti con un’offerta vantaggiosa che il commissario sta valutando.

Ma c’è anche un altro nodo da sciogliere, quello del capannone. Di fatto, chi prende la società acquisterà il lavoro delle maestranze e i macchinari che sono obsoleti e che prima o poi dovranno essere cambiati. «Il nostro interesse riguarda soltanto la tutela dei posti di lavoro - dice il commissario Paolo Coscione - che non può essere anteposto a quello del buon esito del concordato di Royal Tuscany. Alcuni imprenditori interessati ad acquisire Abbigliamento Grosseto hanno chiesto la possibilità di utilizzare lo stabilimento finché non sarà costruito un nuovo polo. Ci auguriamo un’apertura nei nostri confronti».

L’appello del commissario è rivolto ovviamente a chi ha la disponibilità dell’immobile che potrebbe anche decidere di affittarlo ai nuovi proprietari dell’ex Mabro permettendo così ai lavoratori di poter rientrare in fabbrica nel più breve tempo possibile. E proprio sulla questione dello stabilimento di via Genova, anche ieri si è scatenato di nuovo “il Corvo” che ha inviato sms nei quali spiegava che l’unica possibilità per i lavoratori fosse proprio lo stabile che si affaccia su via Senese. «Lottiamo per unica via di vita riprendendo capannone rimesso a nuovo - scrive nell’ultimo messaggio inviato - altrimenti per costi nuovo edificio, trasloco e ripartenza comprano Cantarelli di Arezzo».

Non sarà spionaggio industriale, non sarà turbativa d’asta, non sarà un reato societario: ma l’azione di disturbo messa in atto dal corvo è quella che nell’ultimo anno e mezzo ha destabilizzato i lavoratori della Mabro.

«Questo momento è delicatissimo e dobbiamo restare tutti uniti senza inutili tensioni - dice ancora Paolo Coscione - perché siamo a un passo dalla svolta ma rischiamo di buttare tutto all’aria. Dopo questa occasione non resta altro che il fallimento e questo è un rischio troppo alto per noi». Intanto, le maestranze stanno aspettando di capire che ne sarà del loro futuro: il primo nodo potrà essere sciolto probabilmente il 26 luglio. Il giorno dopo invece sarà la volta di Royal Tuscany che procederà alla vendita con incanto dello stabilimento.

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