Attenzione
Il Pd sconfitto non esce dalla paralisi
Lo scontro interno continua, restano i veleni post primarie. Segreteria provinciale a rischio, ma sul futuro non c’è accordo
GROSSETO. La direzione provinciale del Pd, composta da un’ottantina di membri, si è riunita mercoledì sera in via Svizzera.
La partecipazione dei dirigenti è stata buona, meno buono l’esito finale: un nulla di fatto che ingessa la situazione e prolunga l’agonia; con Marco Simiani che rimane nel guado e vede crescere il numero di coloro che lo vogliono fuori.
Tutto questo in attesa dell’assemblea territoriale (dove i membri sono 250) e dove - a meno di clamorose sorprese - si consumerà l’ultimo rendez-vous. «L’assemblea - assicura il responsabile dell’organizzazione Riccardo Vannozzi - sarà fissata a breve dopo una consultazione tra Simiani e la Pinzuti». C’è chi ha già avviato la conta e Simiani non avrebbe più i numeri. Mercoledì sera - si diceva - si è discusso dalle 10 all’1 e mezza. Una trentina di interventi, molti dei quali nati a tavolino, nei giorni e nelle ore precedenti. Al Porca Vacca, per esempio, c’erano a cena - prima della direzione - tutti quelli di Campo Democratico. Una bella tavolata. Stesso locale, poco distante, a parlare fitto, tre giovanissimi che vogliono fare la storia del Pd nei prossimi anni: Marco Di Giacopo, Federico Badini e Giacomo Termine. Quest’ultimo accreditato come possibile sostituto di Simiani. Il segretario ha letto un lungo intervento in cui sono state analizzate le responsabilità e le ragioni delle sconfitte di Grosseto e Orbetello: le primarie, le riforme di Renzi e quelle di Rossi. E poi il solito riferimento alle fughe di notizie dall’interno del partito verso i giornali.
Una disamina che non ha convinto, così come meno incisivo del solito è apparso l’intervento di Leonardo Marras - poco prima dell’una - «preoccupato di salvare capra e cavoli» - raccontano le gole profonde, coloro che verbalizzano, sintetizzano e rilanciano nelle chat di whatsapp.
Il fronte che vuole il cambio di rotta immediato è molto ampio: il sindaco di Santa Fiora Federico Balocchi, Fabio Tavarelli, Massimo Alessandri, i Giovani Dem, Daniele Capperucci, Patrizia Siveri e molti borghiani. Ma soprattutto c’è Luca Sani, che è stato chirurgico: «L’accordo di un anno fa in assemblea (quello che portò la Pinzuti alla presidenza e Simiani segretario) non esiste più e dobbiamo prenderne atto». Era assente, annunciata, Barbara Pinzuti. Sono rimasti in silenzio Paolo Borghi e il segretario comunale Saimo Biliotti.
Quest’ultimo nel pomeriggio di mercoledì aveva affidato alla stampa una raffica di considerazioni a discolpa. Per Biliotti la soluzione è azzerare tutte le cariche e commissariare in attesa del congresso, in autunno. Ma soprattutto Biliotti vuole l’espulsione dal Pd di «chi ha assunto atteggiamenti contro lo statuto del partito». Il riferimento è ovviamente a Paolo Borghi.
Si racconta che alcuni militanti, già da settimane, ancor prima del ballottaggio, stiano lavorando per raccogliere materiale e testimonianze che attestino il disimpegno dell’ex vicesindaco. Un dossier, con prove certe, di «inopportuni contatti e inviti al voto per gli avversari». Del caso Borghi si è già parlato anche a Firenze.
È improprio parlare di sfiducia nei confronti di Simiani. Più semplicemente il segretario - proprio come fece un anno fa la Pinzuti - ha rimesso il mandato nelle mani di chi glielo aveva dato, l’assemblea. E sarà quest’ultima a decidere, nei prossimi giorni.
E dopo l’assemblea cosa accadrà? Innanzitutto, visto il quadro emerso mercoledì, è molto probabile che a Simiani venga staccata la spina.
A seguire si aprono più strade: la direzione che traghetta il partito al congresso, la nomina di un commissario (che, nel caso, verrebbe individuato a Roma), oppure un nuovo segretario subito. Ipotesi, quest’ultima, piuttosto remota, visto che - a differenza di un anno fa - non sembrano esistere le condizioni per un accordo unitario su Giacomo Termine.
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