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Muri a secco allo Sbarcatello, il Tar condanna il Comune

MONTE ARGENTARIO. Muretti a secco in località Sbarcatello, il Tar dà ragione alla ditta costruttrice. Il Tribunale Amministrativo della Toscana condanna il Comune di Monte Argentario al pagamento di...

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MONTE ARGENTARIO. Muretti a secco in località Sbarcatello, il Tar dà ragione alla ditta costruttrice.

Il Tribunale Amministrativo della Toscana condanna il Comune di Monte Argentario al pagamento di 2500 euro per le spese in giudizio in favore della società ricorrente e annulla il provvedimento con cui l’ente aveva ordinato la demolizione e il ripristino.

In seguito a questo, infatti, la società aveva fatto ricorso dopo aver ricevuto ingiunzione di provvedere, entro 90 giorni dalla notifica avvenuta nel mese di agosto dello scorso anno, alla demolizione delle opere realizzate in assenza della Scia (segnalazione certificata di inizio attività).

In seguito ai nubifragi avvenuti nel novembre 2012 e al crollo di alcuni muri realizzati per il contenimento di terreni e recinzioni, il Comune di Monte Argentario aveva disposto con un’ordinanza che i relativi proprietari procedessero all’immediata adozione di tutte le misure necessarie per la salvaguardia della pubblica e privata incolumità, tramite la realizzazione di un nuovo muro con le stesse caratteristiche e lo stesso aspetto esteriore di quello esistente.

A quel punto la società in questione, proprietaria di una villa in località Sbarcatello nei pressi di Porto Ercole, aveva quindi provveduto alla nuova realizzazione «adottando le stesse caratteristiche ed aspetto esteriore di quelli esistenti».

In seguito ad un sopralluogo avvenuto il 7 maggio 2015 da parte del Corpo Forestale dello Stato, però, era emerso che i muri erano stati ricostruiti con una lunghezza superiore a quelli esistenti in precedenza, di altezza superiore e non a secco, ma con uso di laterizi e malta cementizia.

Dopo il verbale della Forestale, dunque, il Comune aveva disposto la demolizione delle opere, realizzate in assenza di Scia, e il ripristino dello stato dei luoghi, avvertendo che in caso contrario avrebbe proceduto all’acquisizione gratuita del bene.

La società ha poi provveduto a presentare ricorso, contestando «l’applicazione delle sanzioni edilizie per opere realizzate in assenza di Scia», evidenziando che l’amministrazione non aveva correttamente valutato due circostanze.

«La ricostruzione dei muri era imposta dall’ordinanza sindacale n. 352 del 2012 e che la società aveva comunque effettuato la comunicazione relativa al ripristino, che avrebbe potuto fare da sostituzione alla scia, oltre alla presenza di “calamità naturali o di avversità atmosferiche”».

Andrea Capitani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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