Attenzione
Acquedotti consortili, 14 anni in stallo
Una legge del 2002 prevede la loro acquisizione da parte dei gestori, ma niente è stato fatto. E ora nasce il coordinamento
GROSSETO. Gli acquedotti consortili della provincia di Grosseto dichiarano guerra. A quattordici anni dalla norma che obbliga i gestori idrici – l’Acquedotto del Fiora – a inglobarli, nessuno dei circa 150 consorzi del Grossetano è entrato nell’ambito di competenza del Fiora. Un’altra trentina di acquedotti consortili è in provincia di Siena, anch’essi nel territorio di competenza del Fiora. In tutto l’Acquedotto del Fiora stima che servano circa 1.700 utenze, per oltre 20.000 cittadini.
Che cosa sono. Gli acquedotti consortili nascono moltissimi anni fa quando la rete dell’acquedotto non riesce ad arrivare ad ogni podere che, man mano, viene costruito e abitato nelle zone rurali della provincia. Gli abitanti si devono così consorziare e costruire da soli l’ultimo tratto di tubature per portare l’acqua in casa. Spesso sono miniacquedotti di molti chilometri e possono arrivare a fornire centinaia di utenti.
Come funzionano. I privati devono sostenere il costo della manutenzione, di eventuali perdite e della ripartizione del costo della bolletta per ciascun utente finale. Di solito AdF fa una fattura complessiva: poi tocca chiamare il commercialista e dividere le quote.
L’anomalia. Nel 2002 viene introdotta nuova normativa sul servizio idrico che prevede che i gestori prendano in carico gli acquedotti consortili entro il 2004. Ad oggi, invece, adducendo come motivo la complessità della procedura, tra Grosseto e Siena Acquedotto del Fiora non ne ha acquisito neanche uno.
Nasce il coordinamento. Per mettere un punto a questa vicenda e risolvere le anomalie, il comitato Acqua bene comune di Grosseto, che fa capo ad Andrea Marciani, ha creato un coordinamento di acquedotti consortili che ad oggi conta 17 consorzi (circa 500 utenti) tra Roccastrada, Grosseto, Scansano, Semproniano, Orbetello e Manciano, e sta cercando di contattarne altri per fare fronte comune e chiedere la revisione regolamento di acquisizione tra gli acquedotti consortili e Acquedotto del Fiora (per chi fosse interessato: coordinamento.a.c@gmail.com).
Le criticità. In 14 anni – spiega il coordinamento nella lettera di richiesta di revisione inviata all’Autorità idrica toscana, alla conferenza territoriale 6 Ombrone e ai sindaci – i rapporti tra Gestore e i consorzi sono stati affidati alla libera contrattazione tra le parti, generando una gamma di accordi e condizioni di trattamento diversa tra consorzio e consorzio. Per di più i consorzi sono costretti a una serie di irregolarità giuridiche (ad esempio nel caso di un utente moroso il presidente del consorzio dovrebbe staccargli l’acqua; a che titolo?) e sanitarie (con che titoli il presidente vigila sulla qualità dell’acqua e prende provvedimenti?).
I costi. Ancora più iniquo, per il coordinamento, è il fatto che gli utenti di un consorzio debbano pagare l’acqua come utenti finali, come fossero agganciati direttamente all’Acquedotto del Fiora, mentre invece sostengono costi (manutenzione, perdite...) che gli abitanti di città, ad esempio, non sono chiamati a sostenere.
Le richieste. Per il coordinamento, il fatto che in 14 anni non sia stata fatta neanche un’acquisizione significa una cosa sola: il regolamento di acquisizione tra gli acquedotti consortili e Acquedotto del Fiora è inapplicabile. Ne chiede perciò la revisione, anche perché, spiega il coordinamento, nella transazione tutti gli oneri sono a carico degli acquedotti consortili (ad esempio i costi per realizzare le servitù di passaggio per il futuro accesso dei tecnici del Fiora o la donazione ai Comuni delle opere idrauliche), mentre il Fiora non è chiamato a tirare fuori un soldo. L’operazione, tra l’altro, si ripercuote su tutti gli utenti poiché inglobare gli acquedotti consortili significa per il Fiora avere più chilometri di rete da gestire, quindi più costi.
La proposta. «Se l’acqua è un bene comune gratuito e quel che pagano i cittadini al gestore è solo il servizio di adduzione fino a casa – spiega il coordinamento – agli acquedotti consortili, che di tale servizio svolgono una parte cospicua e onerosa deve essere riconosciuta la posizione di subappaltatori del servizio e l’acqua deve essere da loro pagata a un prezzo sensibilmente inferiore a quello praticato dal gestore unico ai suoi utenti finali».
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