Il Tirreno

Grosseto

«Nessun rimpianto, camminiamo da soli»

«Nessun rimpianto, camminiamo da soli»

Lamioni, soddisfatto del risultato elettorale di Passione, si toglie qualche sassolino. E risponde anche su Almirante

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GROSSETO. È stato di parola Giovanni Lamioni, ex presidente della Camera di Commercio di Grosseto e attuale numero uno di Confartigianato. Un anno fa candidato governatore per Passione Toscana. A marzo aveva detto che non avrebbe più parlato fino a dopo le elezioni comunali di Grosseto. E così è stato.

Quanto le è costato, lei che è sempre stato attore protagonista delle vicende politiche cittadine?

«Non ho fatto fatica. Mi sono tenuto defilato, nonostante in campagna elettorale si fossero presentate occasioni e argomenti... Restare fuori dalla bagarre politica credo che abbia fatto bene anche a Confartiginato».

Adesso però le elezioni sono archiviate. Il suo giudizio.

«A parte qualche sbavatura in toni e modi, abbiamo assistito a un confronto tra due persone di valore. Gli ultimi 15 giorni sono stati ancora più stimolanti e alla fine hanno premiato Vivarelli Colonna, ma avremmo avuto un sindaco di spessore anche con Mascagni. Bisogna un po’ allargare gli orizzonti, smettendo per esempio di vivere la sconfitta come fosse la fine del mondo. Adesso ha vinto Vivarelli Colonna. Bene, che governi al meglio. Per tutti».

Lei ha sempre avuto un rapporto di amicizia, vicinanza e stima con Vivarelli Colonna. Perché allora Passione ha scelto il centrosinistra?

«È vero. Antonfrancesco è un amico, ma non era solo una scelta tra due candidati... Il centrodestra nazionale, nel quale mi sono sempre riconosciuto, continuo a credere che abbia rinunciato alla vocazione liberale e moderata, per strutturarsi intorno alla Lega. Poi non nego che ci siano delle difficoltà oggettive di relazione tra il sottoscritto e alcuni esponenti del centrodestra locale. Infine preferisco il metodo delle primarie per selezionare le candidature. Consideri che la scelta è stata davvero condivisa dagli aderenti alla civica e non certo imposta o pilotata da me. Alcuni amici, infatti, correttamente, ci hanno comunicato che non avrebbero fatto alleanze col Pd. Sono andati con Vivarelli Colonna e siamo rimasti amici...».

Il risultato di Passione la soddisfa?

«Siamo in consiglio comunale. Abbiamo preso 1.600 voti, meglio di partiti storici e strutturati e primi tra le civiche, escludendo quelle con richiamo al sindaco. Tutti dicevano che Passione non avrebbe raggiunto il 3 per cento, anche eminenti politici, e invece... Mi ha fatto piacere che i rappresentanti della nostra lista abbiano sviluppato e fatto proprie idee che io da anni porto avanti come cittadino, imprenditore e presidente della Camera di Commercio».

Ha qualche rimpianto? Diversi dirigenti del Pd, fino all’autunno del 2014, pensavano a lei come candidato a sindaco del centrosinistra.

«Nessun rimpianto. Quando dicevo che non avrei avuto la possibilità di candidarmi era la verità. Ci ho pensato diverse volte e credo che fare il sindaco della propria città rappresenti la massima soddisfazione. Ragionando con il cuore ho accarezzato più volte questa idea, ma usando la testa sapevo che la mia condizione di imprenditore non mi avrebbe mai permesso una scelta del genere».

L’8% dei grossetani ha votato Passione nel 2015 come lista alternativa al centrosinistra; un mese fa il 4% come lista civica nel centrosinistra. Cosa significa?

«Lo dica lei. Sarei curioso di vedere quanti avrebbero ottenuto questi risultati. E comunque trovo interessante che altre formazioni politiche abbiano preso le nostre idee. Per esempio è stato un fiorire del ruolo di Grosseto come capitale della Maremma, brand Maremma, etc. Concetti che sono dieci anni che ribadisco con forza. A volte sono quasi geloso».

Cosa farà adesso Passione?

«Decideranno gli aderenti. Ormai Passione cammina da sola, di certo resterà un contenitore civico e indipendente. Non credo che aderiremo a un progetto politico, partitico».

Almirante...

(Ride). «Sì, prima hanno provato a colpevolizzarmi perché in un confronto su Facebook ho raccontato chi avevo votato da giovane, poi hanno parlato «di basso cabotaggio», senza ricordare che il mio agire è conseguenza di cariche conquistate per acclamazione o all’unanimità, sempre senza alcun partito alle spalle. Infine hanno tirato fuori Denis Verdini, con cui ho parlato due volte in vita mia. Quanti chiacchieroni ci sono».

Quando ha parlato con Verdini?

«La prima volta tanti anni fa. Me lo presentò Alessandro Antichi. La seconda l’anno scorso quando, è vero, mi chiese di candidarmi a presidente della Regione Toscana per il centrodestra. Ma prima di lui me lo aveva chiesto tutto il centrodestra unito, compreso Berlusconi. Il rapporto amicale comunque ce l’ho con Parisi e lo rivendico».

Altri sassolini?

«Alcuni sono arrivati a consigliarmi come vestirmi. Di togliermi la maglietta nera, che peraltro era grigio scuro. Il fastidio maggiore è che certe opinioni, che spesso ballano pericolosamente sul limite dell’offesa personale, arrivano da chi nella sua vita si è misurato con gli elettori al massimo per essere eletto amministratore di condominio».

Lei mette sempre Confartigianato al centro dei suoi impegni e ragionamenti. Come vede Mauro Squarcia a Sistema?

«L’ipotesi di Squarcia a Sistema conferma che la strategia del lavoro nelle associazioni di categoria paga. La politica che resta sullo sfondo. Mauro è il mio vice da anni, un amico leale e capace. E un'ottima scelta, se sarà confermata. E ottima è stata anche la presidenza Fusini. Il buon lavoro svolto da Confartigianato ha portato anche il nostro direttore Mauro Ciani alla vicepresidenza del Consorzio Bonifiche: presto altre sorprese».

Ultima domanda: cosa farà adesso Lamioni?

«Dopo 7 anni di presidenza camerale ritengo concluso qualsiasi impegno pubblico in Maremma. Sono concentrato su opportunità e sfide nazionali. Passione è andata bene, i candidati consiglieri, oltre all’eletto Rinaldo Carlicchi, sono motivatissimi. L'azienda dà soddisfazioni. E poi il capolavoro di Jacopo Tonelli con l’Atlante in Serie A. Quindi cosa farò è presto detto: continuerò a essere il solito Gianni Lamioni, a vestirmi come mi pare e a sorridere ai rosiconi».

Gabriele Baldanzi

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