Il Tirreno

Grosseto

Il Medioevo riaffiora a Stribugliano

di Fiora Bonelli

Gli scavi del professor Nucciotti hanno portato alla luce un’area funeraria con tombe e preziosi reperti, tra i quali un anello

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STRIBUGLIANO. Stribugliano prezioso sito archeologico che si candida per testimoniare la fisionomia della realtà rurale di una tessera di territorio tra Amiata e Maremma (entrambe aldobrandesche) nel Medioevo fra i secoli X e XIV.

Gli scavi effettuati e recentemente chiusi (ma si prevedono successivi interventi) sono stati condotti dall’équipe di archeologici guidati dal professor Michele Nucciotti della cattedra Archeologia medievale dell’università di Firenze e della cooperativa Laboratori archeologici San Gallo, che stanno seguendo il progetto per l’Amiata “Produzione edilizia e gestione del patrimonio”.

«Scavi cominciati nel 2012 – spiega Nucciotti – in località la Pieve di Ballatorio di Stribugliano, perché il proprietario dell’agriturismo la Pieve, Luca Petri, ci avvertì che durante le piantagioni di olivi, aveva recuperato delle ossa umane. Snodo, importante, il podere La Pieve, perché in relazione con i due insediamenti medievali noti più prossimi: il sito minerario e di stoccaggio agricolo fortificato del X-XI secolo di Castel Vaiolo e a circa 2,5 chilometri il castrum di Stribugliano».

I primi interventi con il supporto della Soprintendenza portarono alla luce un’area funeraria e un edificio religioso di cui ora abbiamo ritrovato la facciata e una parte di muri. L’area funeraria, intensamente utilizzata è costituita da una serie di tombe e dai resti di 50 individui, in un contesto stratificato prezioso e raro.

Come spiega Nucciotti due sono le tombe più interessanti, fra le altre, perché si tratta di tombe aristocratiche con reperti particolari. «In una – continua lo studioso – è stato rinvenuto un cassone utilizzato dapprima per tre inumazioni maschili successive, avvenute nell’arco di almeno tre decenni, e in seguito come ossario per tumulare i resti di altri otto individui di sesso maschile forse appartenenti a una nobile famiglia di Cinigiano».

Un’altra tomba litica è stata rintracciata all’interno della chiesa. È la sepoltura di una signora che sicuramente soffriva di emicrania («come scritto nella sua biografia archeologica») e alla quale apparteneva un anello particolarissimo, d’argento, con due teste di drago e ornato di un cristallo di rocca, incastonato a notte tramite quattro graffe laterali, rinvenuto al dito anulare della mano destra.

«Un anello straordinario – spiega Nucciotti – e confronti sono possibili con un anello in argento con zaffiro, conservato all’Ashmolean Museum e proveniente da una tomba dell’isola di Murano, forse sepoltura di un vescovo e con un altro conservato al Musée de Cluny a Parigi. Gli anelli confrontabili con quello di Stribugliano montano zaffiri, ritenuti utili alla salvaguardia della purezza e della castità e destinate spesso alle spose o ai religiosi. L’anello di Stribugliano, invece, monta un cristallo di rocca, pietra ritenuta in connessione con il battesimo e la purezza sacra dell’acqua».

L’anello è indossato da una donna di mezza età che presenta segnali ossei connessi alla gravidanza, sepolta in posizione privilegiata all’interno della pieve di Ballatorio e rivolta verso l’altare, segni dell’appartenenza a una classe sociale elevata, inoltre l’anello appare il prodotto di esperti artigiani in grado di realizzare pregevoli e rari pezzi di oreficeria».

Il sito si dimostra particolarmente informativo sul ceto sociale localmente egemone in questo periodo: la piccola aristocrazia che verrà poi cancellata dalla dominazione senese. «Al naufragio della grande contea aldobrandesca fa da pendant la scomparsa della sua classe dirigente – chiude Nucciotti – con una marcata semplificazione della struttura sociale a Stribugliano da cui scompaiono anche i detentori dei più alti poteri pubblici, gli Aldobrandeschi e i loro funzionari».

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