Il Tirreno

Grosseto

Dai Giovani dem la richiesta al Pd «Cambi rotta»

di Gabriele Baldanzi
Dai Giovani dem la richiesta al Pd «Cambi rotta»

Anche per la presidente serve una nuova guida «Ma sono contraria al commissariamento»

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GROSSETO. Barbara Pinzuti, presidente dell’assemblea provinciale del Partito democratico, non potrà essere presente alla direzione fissata per oggi. Anche per questa ragione, in un’email inviata ai vertici del partito, l’ex segretaria chiede la convocazione di un’assemblea provinciale, «allo scopo di valutare come la recente tornata elettorale abbia stravolto il quadro politico in provincia di Grosseto e per decidere quali azioni intraprendere».

Pinzuti, insomma, non intende sottrarsi alla discussione. «Tutt’altro. Ci tengo a dire fin da adesso – dice la presidente – che sono contraria all’ipotesi che va circolando di un commissariamento del Partito democratico provinciale. Ritengo infatti che il nostro partito abbia le risorse e le energie per dotarsi fin da subito di una nuova guida, magari sulla base di un mandato politico chiaro, affrontando con autorevolezza le prossime sfide».

E una lunga disamina sul voto arriva anche dai Giovani Democratici: «Ci ritroviamo per discutere di un risultato elettorale indubbiamente inferiore alle aspettative, dal livello nazionale a quello locale – spiegano in un documento Federico Badini e i ragazzi della Giovanile – il primo fattore da evidenziare è che lo “sfondamento al centro” non è riuscito e non ha portato i suoi frutti. Se è vero che il Pd, alleato con schieramenti politici di centro, ha ottenuto, sì, voti di quegli elettori, ne ha nel contempo persi altrettanti, se non di più, a sinistra. A questo si somma una considerazione “baumaniana”: l’elettorato è cambiato, è “liquido”, si sposta velocemente e diversamente da vent’anni fa, senza barriere ideologiche e, ahinoi, con idee molto volubili. Va quindi modificato il modo di rapportarsi e di strutturare l'organizzazione politica».

I Giovani Democratici non intendono fare lezioni: «Vorremmo – dicono – che si parlasse solo di dati e fatti che sono evidenti. Dopo il 19 giugno il centrosinistra, in quella che sta per diventare la ex Provincia di Grosseto, non guida più la maggioranza della popolazione. I cittadini hanno votato dando un giudizio sulle amministrazioni uscenti e sulla proposta politica messa in campo. A questi due fattori si sono affiancati dei condizionamenti di livello nazionale. Infine si aggiunga la lotta fratricida all’interno del Partito democratico, con la contrapposizione tra correnti, personalismi e interessi diversi; un mix di fattori che hanno dato un colpo mortale alla campagna elettorale».

Secondo i ragazzi della Giovanile del Partito democratico, sia a Orbetello che a Grosseto, «non si è stati capaci, o peggio non si è manifestata la volontà, di fare quadrato davvero e rimontare l’enorme svantaggio dal centrodestra. E da lunedì 20 giugno gli attriti e l’astio sono venuti fuori sui social network, sui giornali locali, invece di portare la discussione nei luoghi deputati».

Eppure i Giovani Democratici di Grosseto, da due anni a questa parte, hanno ben lavorato. Si sono strutturati sul territorio organizzando i circoli, hanno dato vita a discussioni dentro e fuori il Partito, portando sempre il loro contributo: prima nelle elezioni regionali e adesso mettendo in campo quattro candidati consiglieri e decine di ragazzi e ottenendo l’elezione in consiglio di Marco Di Giacopo a Grosseto, terza federazione capace di esprimere un consigliere nel capoluogo, dopo Firenze e Prato.

La conclusione dei giovani del Partito democratico è perentoria: «Vogliamo un netto cambio di rotta. Come attori del presente e del futuro vogliamo un Pd che in provincia di Grosseto smetta di essere autoreferenziale e si trasformi. Ci siamo stancati delle beghe interne, delle rese di conti, delle minacce, delle sceneggiate su Facebook, della lotta all’essere più puri di tutti. Crediamo quindi che questa classe dirigente abbia bisogno di un ricambio, crediamo che si debba scegliere tra giovani dirigenti locali e giovani amministratori. La nostra proposta è sia una sfida, sia una provocazione, ma anche la presa d'atto di una necessità. Il nostro obiettivo è tornare tra la gente per ascoltarla, partecipando e organizzando attività. Ora – dicono in conclusione del ragionamento – è il nostro turno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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