Attenzione
Sequestrati pc e auto a Mancineschi, la Iena maremmana
Grosseto, calunnia e diffamazione: perquisizione della polizia postale nell’inchiesta che riguarda il video sulla “succhiona” di Marina
GROSSETO. «Mi hanno sequestrato tutto: telefono, Ipad, l'auto mia, quella del mi’ babbo, il computer con cui ci suono. Qui la libertà di parola non esiste più, la giustizia non esiste più». Lorenzo Mancineschi è indagato, per calunnia e diffamazione. E affida a un video su Facebook il suo sfogo, la sua amarezza, anche la sua preoccupazione. La vicenda è quella della “succhiona” di Marina di Grosseto, quel video sullo sversamento di sabbia sulla spiaggia messo in rete alcune settimane fa che aveva riscosso tanto un successo di visualizzazioni quanto una denuncia dall’amministrazione del porto. E una denuncia era arrivata - ma il sequestro di lunedì 4 luglio ne è estraneo - anche per quel video in cui un ragazzino camuffato raccontava che le forze dell’ordine sarebbero corrotte. Nessuna perquisizione risulta per David Rossi, che aveva collaborato con Mancineschi e che deve rispondere solo di una parte delle contestazioni.
Il sostituto procuratore Arianna Ciavattini ha incaricato la polizia postale di eseguire una perquisizione e lunedì di buon mattino gli agenti dell’ispettore Stefano Niccoli si sono presentati a casa di Mancineschi per sequestrare il materiale ritenuto connesso con la realizzazione dei filmati, a partire dai supporti informatici (ma sono comprese anche le auto, verosimilmente perché sarebbero stati strumenti con i quali portare a compimento la presunta calunnia), nell’ipotesi che possano essere rinvenuti elementi utili alle indagini.
A dare notizia dell’esecuzione del provvedimento è stato nel pomeriggio lo stesso Mancineschi, con un video realizzato con un telefonino in prestito. Anzi, con più video, dal momento che il primo è stato caratterizzato da numerose parti incomprensibili a causa della cattiva trasmissione del segnale. Ma il concetto, comunque, è stato chiaro anche perché Mancineschi lo ha riassunto per scritto in un post nella stessa bacheca delle Iene. «Me lo immaginavo che prima o poi sarebbe capitato - dice nel video, senza fare nomi o riferimenti - La cosa più brutta è sentirsi impotenti, schiacciati. Stamattina prestissimo sono arrivati qua e hanno sequestrato tutto, nemmeno fossi stato uno dei peggiori terroristi del mondo».
Mancineschi si passa più volte la mano sulla fronte, sugli occhi, sulla guancia. Racconta cosa gli è stato sequestrato: «Se capita questo perché uno dice la verità…». La Iena maremmana si mostra meravigliato: «Calunnia? Bisogna alzare la testa, qui non c'è più niente, non c'è la legge. Se vogliono ti annientano». Discorsi generici, senza indicazioni di nomi. Continua Mancineschi: «Hanno ottenuto tutto quello che volevano. È un casino». E poi torna a parlare della dinamica di quanto avvenuto al mattino a casa sua: «Mi hanno detto “ora vediamo, guardiamo tutti gli incartamenti”». Ma è chiaro, fa capire, che non sarà una questione breve.
Il video non funziona a dovere e alcuni utenti segnalano il problema. Ci sono dei passaggi incomprensibili, Mancineschi spiega: «Non si sente? E' perché uso un telefono vecchissimo…». Il suo, è chiaro, l'ha preso la polizia postale. Poi altre considerazioni («non siamo più padroni di niente, non si può dire nulla») e infine la promessa: «Io non mollo, eh!». Per essere sicuro che il messaggio passi, Mancineschi realizza un secondo video, più breve, nel quale ribadisce i medesimi concetti. Annuncia che proverà comunque ad andare avanti e conclude con un altro impegno: «A mio modo mi farò sentire».
Sul social, subito dopo, i messaggi di solidarietà, di stupore e di incoraggiamento nei confronti della Iena Maremmana e al suo operato si alternano a quelli che consigliano il ricorso a un avvocato. Il legale c’è già: è Alessandro Risaliti. Interpellato dal cronista, questi rimanda ai prossimi giorni eventuali dichiarazioni, una volta che potrà conoscere gli atti che fanno parte dell’indagine.
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