Il Tirreno

Grosseto

Pulcino di falco pescatore cade dal nido: lo salvano come in un film

Gabriele Baldanzi
Il faunista Vincenzo Rizzo Pinna mentre rimette nel suo nido il piccolo di falco pescatore
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Il faunista Vincenzo Rizzo Pinna mentre rimette nel suo nido il piccolo di falco pescatore

Giornata movimentata alla Diaccia Botrona dove vive una famiglia della rara specie. Il piccolo finisce in acqua, il faunista se ne accorge e lo riporta a casa

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CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Quello che è successo domenica mattina in Diaccia Botrona ha dell’incredibile. Due dei tre pulli di falco pescatore nati quest’anno in Italia hanno rischiato di morire annegati nelle acque limacciose del padule. Salvati da un complicato intervento di recupero, messo in atto tempestivamente dal faunista Vincenzo Rizzo Pinna, che ha affrontato e portato a termine il salvataggio ferendosi ai piedi.

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Dicevamo: siamo nella riserva naturale della Diaccia Botrona, nel comune di Castiglione della Pescaia, e i protagonisti di questa storia sono due fratelli, due pulcini di falco pescatore – Attila e Amerigo i loro nomi – di quasi otto settimane. Dalla fine dello scorso inverno due coppie hanno scelto Castiglione della Pescaia e i nidi realizzati su palafitte per favorire la loro riproduzione.

«Oggi – ricorda Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi e del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano – la riserva naturale della Diaccia Botrona è l’unico luogo d’Italia, oltre al Parco della Maremma, dove nidifica il falco pescatore. Nella primavera del 2016, però, su nove uova che erano state deposte in totale se ne sono schiuse solo tre, proprio qui in padule».

Domenica mattina il faunista Vincenzo Rizzo Pinna, durante alcune osservazioni a distanza si è accorto che sul nido Arginone, dove crescono e si preparano all’involo due piccoli su tre – l’altro è nel nido Centrale – era accaduto qualcosa di insolito: non si vedeva più uno dei piccoli.

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Controllando meglio Rizzo Pinna ha scoperto che Attila (questo il nome che è stato dato al falchetto, ma il sesso lo si scoprirà più avanti dal piumaggio) era caduto dal nido, probabilmente nel corso della notte. Il piccolo in questione è ancora in fase di esercizio per lo sviluppo della muscolatura e non poteva quindi essersi involato.

«Come è possibile? Cosa è potuto accadere? Da quanto tempo il piccolo sarà fuori dal nido? Immediata – racconta Rizzo Pinna – è stata la mia preoccupazione. E così insieme al comandante regionale della zoofila Sandro Pilozzi ci siamo precipitati in direzione del nido Arginone. Dopo attente ricerche abbiamo intravisto il piccolo, inanellato due giorni prima, che si trovava in acqua con il piumaggio completamente fradicio e melmoso, stremato ma ancora vivo».

A questo punto Rizzo Pinna si è spogliato e si è gettato in acqua per riprenderlo. «Poi – racconta lui stesso – si è presentato il problema di come rimetterlo nel nido, dove nel frattempo Amerigo, il fratello, era in attesa del cibo, del pesce, portato dai genitori. Il rischio, infatti, era quello che per riporre nel nido Attila, seppur adottando tutte le accortezze del caso, potesse spaventarsi il fratello Amerigo e potesse tentare l’involo, limitatamente alle sue capacità, per atterrare poi chissà dove. Alla fine abbiamo deciso di rischiare perché non vi erano alternative».

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E qui viene il bello. Amerigo ha svolazzato per circa un minuto allontanandosi molto prima di precipitare in acqua nel mezzo della Diaccia. Questa volta però a oltre un chilometro dal nido, in una zona con l’acqua più alta, sotto un vento di maestrale che lo allontanava sempre più.

Con l’aumentare della stanchezza, anche a causa del peso del piumaggio inzuppato, non avrebbe resistito a lungo. Di nuovo Rizzo Pinna si è gettato in acqua nella Diaccia Botrona e, dopo circa una quindicina di minuti, ha raggiunto Amerigo.

«Avevo i piedi tagliati dalle conchiglie del fondale – racconta il faunista Rizzo Pinna – continuavo a sprofondare nella melma, ero io per primo spossato, ma avanzavo lottando contro il tempo e alla fine sono riuscito a riprendere anche il secondo piccolo. Dopo più di un’ora l’ho finalmente riposizionato nel nido. E ieri sera stavano benino».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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