Il dolore
Cinghiali a frotte: "Arrivano ai rami"
Invasione di irsuti in Pian d’Alma, lo sfogo di un agricoltore vittima di scorribande. Coldiretti chiede i contenimenti
PIAN D’ALMA. «Il mio è un grido d’allarme. Ormai i cinghiali non hanno più paura di niente e non provocano solo danni alle culture. Bisogna stare molto attenti anche quando si guida, possono sbucarti fuori in mezzo alla strada ad ogni ora del giorno e della notte».
Gianluca Ricci è un agricoltore e imprenditore di Pian d’Alma, nel comune di Castiglione della Pescaia, e dopo gli ultimi raid di un bel branchetto di irsuti nella sua proprietà ha deciso di scrivere alla Coldiretti, che ha poi pubblicato un comunicato stampa per spiegare che il problema è sempre presente.
Ricci, contattato al telefono, spiega quello che è successo alla sua azienda. «A Pian d’Alma ci vivo e lavoro da tutta la vita. Oltre a nove ettari di terreno agricolo e da frutto – dice – ho anche un agriturismo proprio confinante con la Provinciale 61. I cinghiali che scorrazzano ci sono sempre stati, ma negli ultimi tempi sono diventati devastanti. Forse la poche piogge invernali li hanno fatti diventare più intraprendenti. Sta di fatto che nemmeno i fili elettrificati servono a qualcosa, visto che li tagliano con i denti per far passare tutta la famiglia, che raggiunge una decina di unità».
Ora, però, c’è una novità in più che ha dell’incredibile. «I cinghiali – dice Ricci – hanno anche imparato ad arrampicarsi sui rami degli alberi da frutto e li spezzano, mangiando poi il cibo. Insomma, l’allarme è serio e non possiamo andare avanti così. Ho chiamato la Coldiretti, per metterla al corrente della situazione».
E proprio dall’associazione fanno presente le ultime indicazioni. «Le segnalazioni di danni nei campi e nelle colture da parte dei cinghiali non mancano – dice Andrea Renna, direttore di Coldiretti Grosseto –. Occorre muoversi in fretta con modalità diverse dal passato, attraverso le quali si guardi al risarcimento ma soprattutto ad un contenimento degli irsuti».
Nelle scorse settimane, Coldiretti Toscana aveva inviato alla presidenza della giunta regionale e all’assessore all’agricoltura Marco Remaschi un documento in cui veniva evidenziato lo stato di esasperazione del mondo agricolo e non solo, di fronte a una errata gestione della fauna selvatica, che ha determinato un vero e proprio squilibrio dell’ecosistema regionale. Nel documento vengono anche prospettate soluzioni che possono rendere veramente efficaci gli interventi. Oltre a una diversa delimitazione delle aree non vocate alla presenza del cinghiale e di altri ungulati, Coldiretti Toscana ha chiesto la modifica delle delibere della giunta regionale 310 dell’11 aprile 2016 e 372 del 27 aprile 2016, con le quali si individuano le procedure per l’attuazione dei piani di controllo della fauna selvatica e del cinghiale in particolare, ai sensi dell’articolo 37 della legge regionale 3 del 1994. Tali atti secondo l’associazione vanno rimodulati per evitare complessità burocratiche che, di fatto, vanificano l’efficacia dei controlli, con il conseguente esponenziale incremento dei danni.
«Abbiamo assicurato al presidente Enrico Rossi e all’assessore Remaschi di essere da subito disponibili a contribuire ad una rimodulazione delle delibere perché così non possono funzionare, anche per responsabilità dirette di alcuni soggetti – dice ancora il direttore di Coldiretti Renna –. L’attivazione tempestiva degli interventi di controllo non può neanche essere condizionata da pastoie burocratiche. Ad oggi registriamo che le richieste di intervento presentate dalle imprese agricole e ancora inevase, giacenti presso gli uffici territoriali della Regione, sono oltre mille».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
