Il Tirreno

Grosseto

Danilo Speroni, dalla padella al cielo

Ivana Agostini
Lo chef Danilo Speroni durante il lancio col paracadute (foto Russo)
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Lo chef Danilo Speroni durante il lancio col paracadute (foto Russo)

Lo chef grossetano (con frittata) si lancia da 4.000 metri: «Lo faccio per tutti i colleghi»

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GROSSETO. "Bisogna avere il coraggio di rischiare". Parola di Danilo Speroni, classe 1952, chef da una vita, emblema del catering in Maremma, vicepresidente della Federazione italiana cuochi di Grosseto, appena tornato a terra dopo un lancio col paracadute da oltre 14.000 piedi di altezza effettuato all’aviosuperficie Costa d’Argento, scuola di paracadutismo The Zoo.

Lo chef e l’istruttore Sandro Bigozzi (2500 lanci all’attivo) sono saliti su un Cessna 208 Caravan e sono scesi a terra dopo aver ammirato da oltre quattromila metri sul livello del mare uno spicchio di Maremma.

«È una sensazione stupenda, da provare. Ho visto dall’alto il nostro territorio, quello dove si producono prodotti di eccellenza che poi dovrebbero finire sulle nostre cucine. Uno spettacolo unico. Un’esperienza che consiglio a tutti i miei colleghi ai quali auguro una buonissima stagione estiva».

Non trattiene l’entusiasmo Speroni per il suo lancio. Il cuoco, con questo suo gesto, ha voluto spronare i suoi colleghi a osare nella professione, a non arrendersi alle difficoltà. Speroni prima di salire a bordo ha deciso di cucinare una frittata unica: la mossa tipica di chi cucina è il salto perfetto che fa staccare la frittata dalla padella e la fa cadere dall’altro lato per una cottura perfetta. Un lancio, come quello col paracadute.

Ebbene, Danilo ha ideato per la sua “frittata al volo” questo il nome dell’originale ricetta. La frittata, uno dei piatti più semplici che esistano ma che nasconde le sue difficoltà. «Ho fatto due frittate - ha spiegato il cuoco-- e sono due frittate diverse. La diversità sta nei due tipi di uova che ho usato. Anche la loro qualità fa la differenza in un piatto». Lo chef ha prima preparato l’impasto a terra e poi è salito su un aereo insieme al suo piatto, ha raggiunto la quota stabilita e, insieme a Bigozzi, si è lanciato. «Il gesto della frittata è un pretesto - ha detto Danilo Speroni - un modo simpatico per portare l’attenzione di tutti sul lavoro di chi cucina, di noi ristoratori che con tanta fatica ma con immenso entusiasmo e grande passione ci dedichiamo alla cura dei piatti per i nostri clienti e per i turisti che arrivano in Maremma.

Se la nostra terra è bella e richiama così tanta gente è anche merito di chi lavora quotidianamente nel nostro campo: cerchiamo sempre di migliorarci con grande professionalità, facciamo formazione, studiamo, ci aggiorniamo continuamente e siamo una grande squadra. Per questo auguro, con questa mia follia, una grande stagione per tutti i miei colleghi». Speroni è un fiume in piena. Un po’ forse per l’adrenalina ancora in circolo, un po’ per la grande passione che mette nel suo lavoro. Ha iniziato a 14 anni in un albergo di Ansedonia che ospitava Domenico Modugno, gli archeologi che stavano scoprendo la città di Cosa e che lo hanno aiutato a recuperare l’Inglese, materia nella quale era stato rimandato.

«Le istituzioni, le associazioni di categoria, la politica devono fare fronte unico e spronare i ragazzi che si vogliono avvicinare alla nostra professione. Non voglio dire che si debbano dare i soldi a pioggia, ma bisogna aiutare i giovani. Senza di loro non c’è ricambio, non c’è futuro nel nostro settore». L’amore di Speroni per la sua attività nasce anche dal sacrificio, dalla conoscenza dei prodotti, delle specialità. «Bisogna uscire da Internet e riavvicinarsi al territorio. Preparare i piatti a seconda delle stagioni. I ragazzi oggi non sanno quale sia in periodo in cui si pianta una zucchina. Sono abituati a vederle sempre sul banco del mercato». Tornare alla natura, al rapporto con la terra, con i produttori, conoscere i prodotti che si cucinano, dare una impronta personale ai piatti. Questo l’appello da 14.000 piedi sopra il cielo.

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