La manifestazione
Stalking lungo un anno Pedinamenti e atti osceni
A giudizio un professionista di 49 anni, la donna non voleva più sapere di lui Ma la vicenda è ancora aperta ed è in corso un nuovo procedimento penale
GROSSETO. La storia - e che storia! - va avanti da anni. E chissà quando e se mai finirà, poiché neanche la remissione delle querele, avvenuta davanti ai carabinieri dopo una paziente opera di trattativa, era riuscita a frenare gli istinti di lui. Dopo le prime denunce, che costituiscono l’oggetto della prima imputazione (2014-2015 fino ai primi del 2016), ce ne sono state altre, nemmeno due mesi fa, che devono ancora andare a giudizio ma che hanno già comportato l’emissione di una misura cautelare, poi mitigata dopo l'interrogatorio.
Per lui quella donna con la quale aveva avuto una relazione - e che da tempo non ne vuole più sapere - è una vera ossessione, della quale ha finito per rimanere vittima anche il compagno di lei. Stalking, ma anche ingiurie, diffamazione e addirittura atti osceni sono le imputazioni per le quali un professionista grossetano di 49 anni è stato rinviato a giudizio al termine dell’udienza preliminare. Assistito dall'avvocato Riccardo Lottini dovrà comparire davanti al giudice Andrea Stramenga a novembre, mentre le parti offese sono difese dall'avvocato Alberto Bancalà.
L'elenco delle contestazioni è lungo quanto dettagliato. Perché l’uomo, secondo le querele presentate, avrebbe fatto di tutto per cercare di stare di nuovo con lei, o comunque per darle fastidio. Pedinamenti, ad esempio, nel tragitto da casa al lavoro e viceversa, accompagnati da frasi offensive pronunciate ad alta voce, in mezzo alla strada: «Sei una famosa prostituta», e altro. Appostamenti, ancora, davanti al luogo di lavoro. Invio di lettere ai datori di lavoro di lei (che nel frattempo aveva cambiato azienda) con articoli di giornale sulla loro storia. Pubblicazione di post su un gruppo facebook con un articolo, cancellato dall’amministratore e poi ripubblicato successivamente insieme all'invito a chi fosse interessato a essere contattato per avere gli atti giudiziari che riguardavano la vicenda. Nel mirino, sempre secondo l’imputazione, era entrato anche il compagno di lei: ciò sarebbe avvenuto quando a un’amica della coppia l’uomo aveva inviato frasi offensive anche a proposito delle abitudini sessuali di lei.
Non solo. Una volta lui avrebbe minacciato di speronare con la sua vettura l’auto di lei invadendo la corsia opposta; un episodio che si sarebbe ripetuto anche nel febbraio scorso. Nel settembre 2015 si sarebbe masturbato guardando una foto di lei sul cellulare davanti al luogo di lavoro di lei. E in questa circostanza avrebbe voluto far allontanare il compagno di lei cercando di investirlo a bassa velocità con l'auto (7 giorni di guarigione) prima che l'arrivo dei passanti e delle forze dell'ordine mettesse fine al suo gesto. Ancora, a gennaio 2016, sarebbe tornato davanti al posto dove lei lavora, nonostante avesse il divieto di avvicinarsi.
Un insieme di comportamenti rilevanti penalmente che avevano indotto la donna prima a cambiare il tragitto casa-lavoro, poi a farsi accompagnare dal suo uomo e fine a cambiare l'auto in uso alla coppia. "Ora ha una macchina blu…" aveva comunque notato l'imputato.
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