Il dolore
Se ne va Danilo Piccini musicista e combattente
SATURNIA. Saturnia dice addio a Danilo Piccini, l’ultimo iscritto della locale sezione combattenti e reduci. Classe 1924, Danilo se n’è andato serenamente nella mattinata del 29 di giugno,...
SATURNIA. Saturnia dice addio a Danilo Piccini, l’ultimo iscritto della locale sezione combattenti e reduci.
Classe 1924, Danilo se n’è andato serenamente nella mattinata del 29 di giugno, circondato dalla sua famiglia che l’ha assistito amorevolmente fino all’ultimo momento della sua vita. Piccini è nato e morto nello stesso luogo di Saturnia, da lui tanto amato: la località Sterpeti, angolo di periferia a qualche centinaio di metri dal centro storico di Saturnia, un luogo che Danilo ha sempre amato e dove si ritirava appena poteva per coltivare la terra che considerava il sale stesso dell’esistenza e senza la quale, diceva, non avrebbe senso vivere. La famiglia Piccini - con i Vignali, i Colonnesi, i Mecheroni e i Ciacci - è stata una delle famiglie storiche del paese, protagonista e testimone del cambiamento di Saturnia da borgo agricolo in perla turistica dell’entroterra maremmano. E anche Danilo, agricoltore doc, dopo la pensione si era riciclato. Sempre presente nella piazza principale, era, all’inizio del decollo di Saturnia, l’unico in grado di dare ai turisti informazioni storiche e culturali del suo paese che conosceva a menadito. I suoi 92 anni compiuti lo hanno visto protagonista della vita sociale: ha fatto parte per oltre 50 anni della filarmonica Amilcare Ponchielli come suonatore di tromba e nel secondo dopoguerra entrò a far parte della Confraternita del Santissimo Sacramento e Misericordia, ente benefico della comunità parrocchiale saturnina, rimanendovi fino alla chiusura della compagnia avvenuta agli inizi degli anni ’60. Ma faceva parte anche della sezione locale dell’associazione nazionale combattenti e reduci, di cui è stato l’ultimo iscritto: lui che aveva combattuto durante il secondo conflitto mondiale nell’arma di fanteria ed era stato prigioniero in Germania; esperienza che spesso raccontava all’ombra dei grandi lecci che fanno da cornice alla fontana dell’obelisco nella bella piazza Vittorio Veneto nella quale dopo la pensione si vedeva spesso, a colloquio con i tanti turisti che avevano cominciato a circolare il rinomato polo termale. Nella messa funebre il parroco don Mario, prendendo spunto dal tricolore che campeggiava vicino al feretro, ha citato un passo dalla seconda lettera di San Paolo apostolo a Timoteo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede» fotografando la vita di un uomo apprezzato per la sua capacità di affrontare la vita,con una fierezza che gli veniva dalle radici solide e dai valori a cui mai aveva rinunciato. Al termine della messa il corteo verso il cimitero con le note della banda che l’ha accompagnato e gli ha reso omaggio, la famiglia, i nipotini, gli amici e la popolazione. (f.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
