La protesta
«Ero io a guidare l’équipe del reparto di urologia»
GROSSETO. Alcune precisazioni sono giunte ieri in redazione dal professor Riccardo Paolini, per oltre 30 anni primario del reparto di urologia del Misericordia, a proposito dell’articolo dal titolo...
GROSSETO. Alcune precisazioni sono giunte ieri in redazione dal professor Riccardo Paolini, per oltre 30 anni primario del reparto di urologia del Misericordia, a proposito dell’articolo dal titolo “Tumore alla prostata, chance dalla laparoscopia”, che riportava una nota dell’Asl. «Senza nulla togliere al dottor Valerio Pizzuti e al contributo fondamentale da lui portato nell’affermazione della chirurgia laparoscopica e robotica nel campo della specialità urologica all’ospedale Misericordia di Grosseto - scrive il professor Paolini - mi sento in dovere di fare alcune puntualizzazioni rispetto alla nota dell’Asl riportata sul Tirreno. In primo luogo il 6 maggio 2006 il dottor Pizzuti faceva parte della équipe del reparto di urologia diretta dal sottoscritto, primario urologo e docente a contratto della Scuola di specializzazione in urologia dell’Universita di Siena, équipe che eseguì la prima prostatectomia radicale robotica in Toscana. Successivamente, negli anni 2008 e 2009, fu di nuovo l’équipe da me guidata, con il robot Da Vinci, a fare le prime cistectomie radicali; e il 9 maggio 2009, in diretta con 25 specialisti venuti da tutta Italia, fu di nuovo il sottoscritto (e non altri) a tenere un corso di chirurgia robotica e a eseguire - sempre primo in Toscana, ma tra i primi in Italia e in Europa - l’intervento di cistectomia radicale con confezionamento di neovescica intestinale ortotopica completamente robotizzata». Paolini ricorda infine il contributo del dottor Valerio Pizzuti e della sua eccellente équipe, «che fu anche la mia - conclude Paolini - e che devo sempre ringraziare per gli anni indimenticabili trascorsi insieme. A tutti loro va il merito non solo di aver incrementato, ma anche migliorato, l’attività mettendo a punto ulteriori interventi. Un merito enorme soprattutto se si tiene conto delle difficoltà in cui si trovano a lavorare, senza un reparto autonomo, a causa della iniqua e folle organizzazione per intensità di cura, voluta dalla Regione Toscana ma spinta all’eccesso soltanto a Grosseto».
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