Sicurezza
Addio ferramenta, chiude dopo 64 anni: "Soccombo al made in China"
Braccagni, fuori dallo storico negozio un epitaffio: «1952-2016: cessa l’attività». Il titolare: «Soccombo al made in China»
BRACCAGNI. Roberto Tonini ha appeso le scarpette all’ultimo chiodo della sua ferramenta e ha venduto tutto. Ha chiuso, il 30 giugno, a Braccagni, la storica ferramenta Tonini. «Si sono diffusi i nuovi store e naviga implacabile il marketing. Gamma di prodotti più vasta, qualità media di molto inferiore. Mille idee per vendere un prodotto molto colorato e a basso prezzo, non supportato da una ragionevole qualità. Il tutto facilitato dall'arrivo del made in China che ha rivoluzionato i parametri».
Con questo epitaffio Roberto Tonini, l’ultimo gestore della ferramenta di Braccagni, ha chiuso bottega ripercorrendo, passo passo, la storia del negozio e della sua famiglia che ne è stata l’anima: «Era il 1952, tempo di riforma agraria: esproprio di terreni nella grandi aziende agricole per ridistribuirli in piccoli poderi di una decina di ettari circa, più una casa a due piani», racconta Tonini. «La mia famiglia abitava nella Fattoria degli Acquisti ed era formata da mio babbo Giorgio (capo officina), mia mamma Clari, io con i miei fratelli Rodolfo e Raffaello, mio nonno Francesco (fresco pensionato delle Ferrovie e della Fattoria stessa), mia nonna Stella e mia zia Anna. Fu subito chiaro che con il grande taglio della superficie aziendale tutto sarebbe ridimensionato. La fattoria ante esproprio aveva una superficie di circa 4.000 ettari e a pieno regime era arrivata a occupare 700 persone. Ogni famiglia cercò una diversa occupazione e mio babbo cercò subito una base da cui ripartire a Braccagni e pensò di aprire una bottega di ferramenta, mesticheria e materiale elettrico a cui si aggiunse subito la rivendita di combustibili solidi e liquidi. In pratica al gas in bombole dell’Agip. Nel negozio lavorò inizialmente mio nonno che si dimostrò formidabile tecnico nei nuovi impianti di illuminazione a gas. Ma anche nel montaggio delle stufe economiche, vero boom dell'epoca. In effetti mio nonno Francesco - prosegue Tonini - aveva fin dagli anni ’10 del secolo scorso, il patentino di “conduttore di Macchine a Vapore” che rapportato ai tempi di oggi potrebbe essere un meccanico assistente di aereo. Io - racconta Roberto - da mio nonno imparai diversi lavori, la saldatura a stagno, ad esempio. Così mi son bruciato buona parte della mia gioventù! Ma non nel senso del film con James Dean».
Tonini prosegue. «Mio babbo nel frattempo aveva trovato una collaborazione con il fabbro Albino Bonelli per nuove idee di attrezzi agricoli che iniziò a progettare e costruire. In pochi anni il lavoro si allargò tanto che fece una società con il Bonelli e con il dottor Giuseppe Jacopini. Quella che sarebbe divenuta poi la Braima, conosciuta e apprezzata in tutta Italia e all’estero. Dopo poco mio fratello Rodolfo entrò come titolare in negozio di ferramenta e vi rimase fino alla morte, anno 1985. Io tornai dal servizio militare nel settembre del 1967 e andai dritto dritto a lavoro in Braima. Appena nell’aprile dell'anno successiva mio babbo, all’età di 47 anni, moriva e in ferramenta andò Raffaello mentre io andai a dirigere la grande azienda Agricola Meleta a Roccatederighi. Nei primi anni ’90 Raffaello lasciò la ferramenta per un lavoro specializzato nel settore pneumatici. Al suo posto entrò prima mia moglie Laura, poi le figlie Stella ed Alessandra. Nel 1987 lasciai il lavoro a Meleta e così subentrai in negozio al posto delle mie figlie, dopo esserci stato all’inizio quando avevo otto anni. Adesso si chiude. Il pensiero va a quei poveri cristi che mi visitavano quotidianamente con assiduità e amore per acquistare riparelle, viti, i dadi o un pizzico di chiodi, per una spesa che raramente arrivava a 1 euro. Il mio pensiero a loro ed ai viaggi che dovranno fare a Grosseto per queste folli spese».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
