Finanza
Inceneritore, rimossa la consulente
Colpo di scena nella class action di Scarlino: il giudice solleva dall’incarico la ctu Maria Triassi per incompatibilità
SCARLINO. Colpo di scena nella class action contro l’inceneritore di Scarlino. Il consulente tecnico Maria Triassi, nominata all’inizio del 2015, è stata rimossa dal suo incarico per «pregiudizi incompatibili col suo ruolo». Tanto scrive il giudice Giulia Conte del tribunale di Grosseto, a capo del procedimento, nel dispositivo con cui ha accolto la richiesta di ricusazione avanzata dai promotori della causa, seguiti dall’avvocato Roberto Fazzi.
Una richiesta avanzata dopo le dichiarazioni che Triassi, chiamata dal giudice stesso a rivedere la perizia depositata sull’impianto, ha fatto nella riapertura del procedimento: parole che non sarebbero in linea con il suo ruolo terzo. E adesso che l’esperta è stata sollevata dal suo incarico gli attori della class action attendono una nuova nomina di ctu (consulente tecnico) da parte del tribunale. Era il maggio 2015 quando la stessa Conte nominava come consulente questa figura esperta del settore, docente di igiene all’Università Federico II di Napoli e direttrice del dipartimento di sanità pubblica. Una nomina che venne accolta con gioia dagli attori della class action, riuniti in questa causa perla richiesta di danni alla società Scarlino Energia, dopo che nel marzo 2013 l’inceneritore fece registrare emissioni di diossina con valori cinque volte superiori ai limiti di legge: questi attori (un centinaio in tutto, tra associazioni e privati cittadini) credevano che Triassi fosse la figura giusta per dimostrare i danni provocati dall’impianto, salvo poi rivedere la propria impressione con il passare dei mesi.
I primi malumori arrivano a metà settembre, subito dopo il deposito da parte del ctu della bozza di perizia: i consulenti di parte di Fazzi (Vincenzo Annino per l’impiantistica, Valerio Gennaro per la parte epidemiologica e Roberto Barocci per quella ambientale) notano diversi passaggi del documento che non convincono, così presentano le proprie osservazioni raccolte in oltre centotrenta pagine. Le stesse che poi verranno comprese, insieme alle risposte fornite dalla consulente, nella perizia finale che viene depositata il 27 ottobre 2015. I dubbi degli attori della class action però rimangono e definiscono «insufficienti» le risposte di Triassi, chiedendo al giudice una convocazione del ctu a chiarimenti, ossia delle ulteriori precisazioni riguardo alla perizia presentata. Saranno ventisei in tutto le richieste di chiarimento, tanto invasive da portare il giudice a chiedere la riapertura dei procedimenti peritali: in poche parole, a ripartire da capo. Ed è a questo punto che vengono fuori le parole che sono costate il posto a Triassi.
«Nella prima seduta di riapertura delle operazioni peritali svoltasi a Napoli il 18 aprile - spiega Fazzi - aveva esordito con alcune gravi affermazioni e pregiudizi riportati dai testimoni ascoltati dal giudice. Tali dichiarazioni e pregiudizi sono stati ritenuti incompatibili con il ruolo super partes del ctu e cioè con la terzietà e indipendenza rispetto al quesito peritale e alle parti in causa». Da qui la richiesta di ricusazione, accolta dal giudice con una motivazione che lascia poco spazio a interpretazioni: «ritenuto che le dichiarazioni effettuate da Triassi integrino quei gravi motivi che impongono la sostituzione del consulente, che ha dimostrato di avere pregiudizi incompatibili col suo ruolo, le revoca l'incarico». E ora l'attesa è tutta per una nuova nomina.
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