Attenzione
Cannabis per usi terapeutici, incoraggianti i primi risultati
Il dottor Mazzocchi, responsabile della Leniterapia al Misericordia, ascoltato alla Camera «Nella sperimentazione sul dolore neuropatico abbiamo raggiunto obiettivi brillanti»
GROSSETO. C’è bisogno di studiare ancora, ma alcuni risultati sono incoraggianti. È un po’ il senso che si legge nelle parole del dottor Bruno Mazzocchi che ieri è stato ascoltato dalle commissioni Giustizia e Affari sociali, riunite in seduta congiunta, per portare avanti l’indagine conoscitiva in merito all’esame delle proposte di legge che riguardano la legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati, non solo a scopi terapeutici.
Ma dal momento che le proposte di legge riguardano anche le finalità terapeutiche, Mazzocchi, come responsabile della Leniterapia di Grosseto e componente del gruppo di ricerca clinica che in Toscana ha iniziato a utilizzare la cannabis per la terapia del dolore, è stato sentito, insieme ad altri esperti e a rappresentanti di associazioni che, a vario titolo, sono interessate al tema della liberalizzazione della marijuana. «Abbiamo bisogno di capire esattamente l’utilità terapeutica della cannabis per i nostri pazienti - ha spiegato Mazzocchi in diretta sulla web Tv della Camera - dunque abbiamo bisogno di condurre studi rigorosi per dare risposte definitive ai nostri pazienti che sono al centro prioritario del nostro interesse».
Il medico grossetano ha ricordato che il gruppo di ricerca clinica ha trattato, in Toscana, circa un migliaio di pazienti selezionati attraverso un attento screening che ha innanzitutto escluso i minori e le donne in stato di gravidanza, ha valutato l'eventuale depressione, il livello del dolore e della qualità del sonno. Solo 122 pazienti - ha raccontato Mazzocchi - hanno abbandonato la terapia, in 82 casi per inefficacia, mentre in 32 caso si sarebbero registrati effetti collaterali come sonnolenza o confusione mentale, un aumento iniziale dello stato di ansia, e poche vertigini. «Sul dolore - ha detto il medico - i risultati sono stati globalmente soddisfacenti, ma inferiori a quelli che si ottengono con derivati della morfina. In alcune categorie, come il dolore neuropatico, abbiamo avuto risultati brillanti, con un abbassamento notevole del dolore, risultati importanti anche su cefalee, molto simili anche su dolore oncologico, e su patologie neurovegetative. Inoltre abbiamo avuto, in tutti i pazienti, un sicuro netto miglioramento della qualità del sonno, un miglioramento, a lungo andare, dello stato ansioso e risultati migliorativi anche sulla depressione».
Da un punto di vista del consumo del principio attivo, «i pazienti seguiti per oltre un anno - ha spiegato Mazzocchi - hanno avuto un incremento modestissimo del consumo di sostanza». Il metodo prevede che si parta da dosaggi bassi per arrivare alla quantità di sostanza necessaria e sufficientemente tenere sotto controllo il dolore. E non pare che il rischio di un potenziale abuso sia elevato. Mazzocchi ha parlato di un paio di casi su tutti quelli trattati in Toscana.
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