Il Tirreno

Grosseto

Cala dei Santi, scoperti nuovi resti

di Andrea Capitani
Cala dei Santi, scoperti nuovi resti

Fossili e caverne: ecco i risultati degli scavi nella zona che fu abitata dall’uomo di Neanderthal

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MONTE ARGENTARIO. Resti fossili e una grotta usata dall’uomo di Neanderthal per spezzare le ossa animali. Sono gli ultimi risultati degli scavi alla grotta di Cala dei Santi che - iniziati nel 2007 e condotti dal Dipartimento di Scienze fisiche della terra e dell’ambiente-Unità di ricerca di preistoria e di antropologia dell’Università di Siena, in collaborazione con la Soprintendenza archeologica della Toscana, l’Istituto italiano di paleontologia umana, l’Università di Pisa e il Max Planck Institute di Lipsia - riprenderanno a maggio 2017. Appuntamento dunque al prossimo anno.

È passato il mese di ricerche che ha contribuito a portare alla luce ulteriori reperti e strumenti utilizzati dai nostri antenati ormai oltre 40 mila anni fa - quando ancora il promontorio dell’Argentario non era bagnato dal mare - all’interno dell’anfratto situato sul versante meridionale, durante una fase climatica glaciale in cui il livello era più basso di circa 50-70 metri rispetto all'attuale e davanti alla cavità si estendeva un’ampia pianura. I resti degli animali che la popolavano sono stati rinvenuti nelle numerose superfici di abitato scoperte all'interno della grotta, insieme a strumenti di pietra e focolari. «Torneremo il prossimo anno - racconta la dottoressa Adriana Moroni, responsabile scientifica del progetto - per proseguire con le ricerche. In quelle effettuate quest’anno abbiamo continuato ad aprire le superfici di abitato che già avevamo iniziato in passato. Sono numerose proprio perché nel corso dei millenni l’uomo di Neanderthal ha abitato più volte questa grotta. Sono scavi molto lunghi e precisi nel dettaglio, ci vuole anche un’intensa attività documentaria per evitare di perdere informazioni». La migliore scoperta fatta quest’anno? «Abbiamo trovato un’area di tre metri quadrati - spiega - dove venivano spezzate le ossa degli animali per estrarne il midollo, ci sono resti che lo dimostrano. E poi anche molluschi marini portati dall’uomo: nonostante il mare non fosse vicino come adesso, era comunque raggiungibile. C’è poi la parte inerente al turismo. Abbiamo avuto moltissime visite di diver portoercolesi, che hanno potuto offrire immersioni con la possibilità di visitare anche la grotta. Queste sono belle opportunità da prendere in maggiore considerazione anche per il futuro. Vorrei sottolineare anche la grande civiltà di tutti i visitatori, che hanno sempre rispettato la grotta e si sono comportati nel modo giusto». I responsabili scientifici del progetto, oltre alla dottoressa Moroni, sono stati Giulia Capecchi, Giulia Marciani e Vincenzo Spagnolo, mentre il gruppo di ricerca era composto anche da Giovanni Boschian, Jacopo Crezzini, Guido Montanari Canini, Sem Scaramucci, Marcos Cesar Pereira Santos e Fabio Parenti. «Ringraziamo - conclude - , per il supporto logistico e finanziario, il corpo dei Vigili del Fuoco di Grosseto, il Comune di Monte Argentario, l’Ufficio Circondariale Marittimo di Porto Santo Stefano, la Guardia Costiera di Porto Ercole, l’Accademia Mare Ambiente di Porto Santo Stefano, Argentario Divers Porto Ercole, la Banca di Credito Cooperativo di Castagneto Carducci, i Rotary Club di Orbetello e Monte Argentario e la Coop Tirreno di Orbetello».

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