Attenzione
«Agnelli con falso marchio di qualità»
Frode in commercio: quattro imputati per la commercializzazione di ovini provenienti da fuori Toscana
GROSSETO. Ma quelle carni ovine messe in commercio erano a filiera corta, come risultava dalle dichiarazioni, oppure provenivano dall’estero (addirittura dalla Slovacchia), come sospetta la Procura?
Si è aperto in Tribunale davanti al giudice Giovanni Muscogiuri (ma è stato rinviato al febbraio del prossimo anno) il processo nato a conclusione degli accertamenti del corpo forestale sulla provenienza delle carni di agnello messe in vendita tra Firenze e la Maremma, nel corso del 2015. Frode in commercio, aggravata, l’ipotesi contestata dal sostituto procuratore Alessandro Leopizzi. Quattro gli imputati: Valter Chelini, di Grosseto, coordinatore generale della Associazione toscana produttori zootecnici (Atpz) e redattore materiale dei documenti commerciali ritenuti falsi; Andrea Frosi, di Castiglione della Pescaia, dipendente della stessa società cooperativa e incaricato del ritiro degli agnelli, della tenuta della contabilità e della tracciabilità del prodotto; Giulio Biondi e Mario Biondi, di Semproniano, soci amministratori di 3B snc, società commerciale esercente attività di allevamento e mattazione ovini anche per Atpz, che avrebbe consegnato ad almeno quattro esercizi carne di agnello diversa per qualità, quantità e provenienza da quella dichiarata oppure pattuita. L’ipotesi è appunto che si sia trattato di carne proveniente dall’estero e comunque non da quelle aziende toscane sottoposte al disciplinare cosiddetto “Agri Qualità”. E l’aggravante contestata è quella di aver commesso il fatto su alimenti con denominazione protetta.
Sono imputate anche le due società, a titolo di responsabilità oggettiva, perché propri dipendenti o rappresentanti avrebbero consegnato carne di agnello diversa da quella indicata: lo scopo sarebbe stato quello di ridurre i costi di approvvigionamento e produzione. Gli avvocati Bancalà e Torlone sono i difensori degli imputati, mentre l’accusa è rappresentata dal viceprocuratore onorario Bonasera. Non ci sono parti civili costituite.
Semproniano, Grosseto, Civitella Paganico, Firenze, Scansano e altre località sono i luoghi in cui la presunta frode si sarebbe consumata. Il nucleo agroalimentare del corpo forestale dello stato si era mosso dopo aver ricevuto un esposto anonimo arrivato tra il 2014 e il 2015. Gli agenti avevano inizialmente acquisito documentazioni nella sede di Atpz, società che da qualche mese non utilizzava più il marchio Agri Qualità. Alla fine del marzo 2015, il corpo forestale aveva poi effettuato un controllo in una macelleria di Grosseto nella cui cella frigorifera venivano trovate cinque carcasse di agnello macellato: etichette e bolli sanitari illeggibili, nessuna dichiarazione di provenienza, nessun numero di capi, solo una generica indicazione del lotto. Pochi giorni dopo il nucleo era andato alla Atpz e da questo momento erano iniziati i controlli a tappeto per risalire alla rintracciabilità della merce messa in vendita. Dai primi esami la forestale aveva scoperto che la 3B aveva portato gli agnelli direttamente a Grosseto e non all’unico punto vendita di Atpz, a Murlo. C’era poi una difformità di numeri tra i documenti e le carcasse trovate: era stato poi accertato da altra documentazione (con l’indicazione Agri Qualità) che i nove agnelli mancanti erano stati portati a negozi di Scansano e a Paganico.
Non c’era chiarezza, poi, sempre secondo la forestale, su due lotti di ovini macellati, l’87 e l’88. Con quest’ultimo numero (lo stesso trovato nei documenti di Atpz rinvenuti nella prima macelleria controllata) veniva identificata una partita di agnelli provenienti dalla Slovacchia e importata dalla 3B. Anche se quest’azienda aveva poi precisato documentalmente che gli agnelli si riferivano al lotto 87, successivi accertamenti del nucleo agroalimentare avevano fatto emergere che 3B gestiva in conto lavorazione anche agnelli di Atpz, ai quali attribuiva lo stesso lotto identificativo degli agnelli acquistati in conto proprio, immagazzinati nelle medesime celle frigorifere per la consegna successiva alla grande distribuzione, tra l’altro trasportandoli con gli stessi automezzi. Un meticoloso lavoro di ricerca e comparazione dei documenti aveva portato il corpo forestale a concludere per l'esistenza di un accordo commerciale tra 3B e Atpz, destinato alla grande distribuzione: le aziende che avrebbero fornito un prodotto diverso da quello allevato nelle aziende toscane sottoposte al disciplinare Agri Qualità.
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