Sicurezza
«Credevo fossero pugni, invece aveva un coltello»
ORBETELLO. Fu un’aggressione in due fasi. Le ha raccontate proprio lui, Victor Solomitchi, oggi 23 anni, moldavo, la vittima: prima davanti al bar, poi con quelle coltellate, una delle quali lo...
ORBETELLO. Fu un’aggressione in due fasi. Le ha raccontate proprio lui, Victor Solomitchi, oggi 23 anni, moldavo, la vittima: prima davanti al bar, poi con quelle coltellate, una delle quali lo aveva raggiunto all’addome.
Per quel tentativo di omicidio avvenuto a Orbetello il 1° ottobre 2013, è in corso il processo davanti ai giudici del collegio di Grosseto. E ieri è stata la volta dei testimoni, compreso il giovane aggredito, che si è costituito parte civile con l’avvocato Roberto Cerboni nei confronti dell'imputato, Doru Rauta, 34 anni, romeno, assistito dall'avvocato Paola Conti.
Solomitchi ha confermato in aula che tutto era partito dalle offese comparse su Facebook, per quei commenti volgari indirizzati alla fidanzata dall'imputato. Offese ripetute anche quel giorno quando la coppia era arrivata al bar, quella sera. Così era avvenuto il primo scontro: il giovane moldavo ha ripetuto di essere stato picchiato. Poi le parti si erano separate. Ma dopo pochissimi minuti c’era stato un ritorno di fiamma. «Credevo che fossero solo dei pugni, non mi ero reso conto che Doru in mano aveva un coltello. Mi ero spostato e avevo evitato i primi colpi. Quello all’addome mi aveva invece raggiunto». Ed era un colpo con il coltello: «Sanguinavo. Solo allora avevo capito che lui mi aveva ferito con una lama».
Rispondendo alle domande del sostituto procuratore Alessandro Leopizzi, gli amici di Doru hanno ricostruito le fasi dello scontro e dell'allontanamento. C’è chi ha confermato di aver visto Rauta con il coltello in mano, almeno fino a un certo momento. Poi gli amici avevano portato Victor al pronto soccorso: gli era stata diagnosticata una ferita larga 2 e profonda 7 centimetri, tale da rendere urgente un intervento chirurgico, e la prognosi fu di 25 giorni.
Quando i carabinieri, avvertiti che c’era una persona ferita da una lama, erano andati a casa di Rauta, non avevano trovato alcun coltello. Ma dalle sue cose erano spuntati fuori patente, carta di identità, bancomat, carta di credito, chiavi, occhiali e altri effetti personali appartenenti a una donna di Roma. E per questo motivo Rauta viene processato anche per ricettazione.
L’ipotesi di tentato omicidio era stata formulata sin dal momento del fermo di indiziato ed era stata mantenuta anche dopo l’interrogatorio, nel corso del quale Rauta aveva fatto capire di essersi solo difeso. Le modalità dell’aggressione, il porto di un oggetto chiaramente destinato all’offesa, le frasi gridate quella notte («ti ammazzo, ti taglio, ti sgozzo») hanno indotto la Procura a chiedere il processo con un’accusa di particolare gravità. Dalla quale lo stesso imputato potrà cercare di difendersi: alla prossima udienza, a maggio del prossimo anno, potrà farsi interrogare. (p.s.)
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