Sicurezza
Il ciglio stradale cede e il camion sprofonda Comune condannato
La banchina non aveva retto e il mezzo era finito in una fossa La ditta vince due cause, ora l’ente rinuncia alla Cassazione
GROSSETO. Il camion cisterna con il gas dentro, della ditta Luzzetti Gualtiero e figli, era finito in fossetta, pericolosamente inclinato su un lato, dopo che il ciglio della strada aveva ceduto. I danni non erano stati altissimi, poco più di 3.000 euro. Il Comune di Grosseto, però, non voleva pagare e la ditta aveva dovuto far causa.
A dieci anni di distanza il procedimento si è finalmente concluso: la ditta, assistita dall’avvocato Roberto Bottoni, si è vista dare ragione sia nel processo di primo grado che in quello d’appello e ora il Comune, assistito dall’avvocata Simona Brizzi, rinunciando ad andare in Cassazione – ne mancano i presupposti – dovrà rassegnarsi e pagare.
I fatti risalgono alla fine di marzo del 2006. L’autocisterna, un Fiat Iveco, sta andando a Rispescia per fare una consegna quando, in via 1º Maggio, incrocia un’auto e, per farla passare, si sposta un po’ sulla destra. A quel punto la banchina cede e il mezzo sprofonda e finisce piegato sul lato, con tutto il suo pericoloso carico.
«Ricordo che l’autista mi chiamò – racconta la signora Rita Luzzetti, cotitolare della società – e mi precipitai sul posto. Chiamai carabinieri, vigili del fuoco e polizia stradale. Anche se le cisterne sono dotate di sistemi di sicurezza, la situazione era comunque delicata».
La prima ipotesi è di far uscire il contenuto e disperderlo per evitare il rischio incendi. Le conseguenze in questo caso sono facilmente immaginabili: potrebbe esplodere tutto. «Io però non me la sentivo di far fuoriuscire il gas nell’ambiente – spiega la signora – Nella zona ci sono delle abitazioni e il gas è sempre gas».
Si decide di imbracare il mezzo che, dopo una complicata manovra, con tutti gli accorgimenti del caso, viene rimesso in strada. Il danno è stimato in un migliaio di euro, ma tra giornata di lavoro persa e consegne annullate, alla fine il conto arriva a 3.300 euro.
Ma cosa era successo alla strada? Un paio di settimane prima erano stati fatti dei lavori alla tubatura dell’acqua. La ditta, che lavorava in subappalto, aveva messo le transenne «ma per quanto fu possibile ricostruire – spiega ancora Luzzetti – poi le aveva tolte perché servivano altrove». Quando la cisterna era passata, infatti, la strada era sgrombra, senza alcun segnale di pericolo. La strada è di competenza del Comune ed è il Comune che ne risponde. Nel 2006 la Luzzetti Gualtiero fa causa al Municipio. L’ente non vuole risarcire il danno per tre ragioni. L’unica testimonianza, quella dell’autista della cisterna, parla di una manovra di avvicinamento al ciglio della strada per far largo a una macchina. L’autista, sostenne il Comune, aveva tutto l’interesse a trovare una giustificazione per essersi spostato di lato, ma senza altri testimoni per l’ente rimaneva un unico fatto: l’autista aveva avuto una condotta anomala uscendo di carreggiata su sede non percorribile e assumendosi i rischi connessi.
La ditta ribatte che la strada deve comunque tenere e cita anche una sentenza della Cassazione che prevede che anche la banchina regga i veicoli, in caso di manovre d’urgenza.
I giudici di primo e secondo grado, però, accolgono le tesi dell’avvocato della ditta. Sia il Tribunale di Grosseto nel 2011 (giudice Giulia Conte), sia la Corte d’appello di Firenze nel 2015 (giudici Maurizio Barbarisi, Emanuele Riviello ed Ernesto Covini), danno ragione alla Luzzetti Gualtiero e figli. Il Comune è costretto a pagare i 3.300 euro di danni, più 1.830 euro di compenso agli avvocati per l’appello, più il 15% di spese forfettarie, più le tasse. Dello scorso 14 giugno la delibera di giunta del Comune che, visto il parere dell’avvocata del Comune, rinuncia a presentare ricorso in Cassazione.
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